Uno studente su 2 si cimenta con qualche “lavoretto”

La narrazione che, partendo dai Neet, ha sempre descritto i giovani come poco propensi a fare rinunce e a fare lavori anche umili, fisicamente impegnativi, viene smentita dalla ricerca, “Dopo il diploma”, realizzata da Skuola.net in collaborazione con ELIS, pubblicato su Skuola.net, intervistando 2.560 alunni delle scuole superiori. Secondo la ricerca, in realtà più del 50% di essi svolge un lavoro durante l’anno scolastico e le vacanze. Da cosa sono spinti a lavorare? Non solo, a quanto pare, dalla necessità di guadagnare, sebbene abbia un peso la necessità economica, ma anche da una voglia di indipendenza e di «sporcarsi le mani». Lo studio mostra che la propensione al lavoro è molto simile tra studenti provenienti da famiglie benestanti e meno abbienti, con percentuali rispettivamente del 54% e del 57%.

Quanto alle tipologie di lavoro, si tratta in gran parte dei cosiddetti “lavoretti”, come cameriere, fattorino, babysitter o tutor per ripetizioni. C’è un 10% che si cimenta in attività legate al digitale: come il trading online, la gestione delle criptovalute, lo sviluppo di app, siti web o servizi di cybersicurezza. Tra i maschi, la percentuale sale al 15%.

E non solo: gli adolescenti di oggi non sognano più un posto fisso, meglio un’attività autonoma. Quasi la metà di coloro che lavorano nel digitale (49%) non esclude che la propria attività possa diventare la principale occupazione dopo la scuola. Solo il 20% degli intervistati pensa a un futuro basato sulla sicurezza di un contratto a tempo indeterminato, mentre un 23% sogna di diventare imprenditore, e ben due terzi di questi ritengono di avere già l’idea giusta da sviluppare.