Acciaio verde: Helena Dalli, commissario per l’Uguaglianza, intervenendo nella plenaria di Strasburgo, lancia un allarme. L’ennesimo. «Solo il 10% della produzione siderurgica mondiale viene dall’Europa». L’Ue scommette sull’acciaio e così sono in arrivo «un Piano d’azione siderurgico» e «la creazione di un Fondo per la competitività»
Quanti allarmi ancora devono squillare? «La Cina produce più di metà della produzione mondiale di acciaio e in Europa la produzione è diminuita del 20% negli ultimi 10 anni. Solo il 10% della produzione siderurgica mondiale viene dall’Europa. Dobbiamo invertire questa tendenza e, per farlo, abbiamo bisogno di grossi investimenti per nuovi progetti siderurgici verdi. Il “pulito” deve essere fondamentale per ottenere questo vantaggio concorrenziale nei prossimi anni a livello mondiale. Dobbiamo sostenere questi investimenti interni e dobbiamo fare in modo che le industrie che utilizzano molta energia, come la siderurgia, possano beneficiare di prezzi competitivi dell’elettricità». Sono parole di Helena Dalli, commissario per l’Uguaglianza, intervenuta nella plenaria di Strasburgo per il dibattito sulla crisi dell’acciaio, rilanciare un acciaio europeo competitivo e sostenibile e mantenere posti di lavoro di qualità. «Attualmente l’industria siderurgica Ue rappresenta 300mila posti di lavoro diretti e 1,7 milioni di posti di lavoro indiretti. Allo stesso tempo, l’industria siderurgica ha tagliato più di 20mila posti di lavoro negli ultimi 10 anni, ma questo mette sotto pressione anche le condizioni di lavoro e i salari. In questo processo sarà fondamentale fare una riqualificazione per sostenere la forza lavoro del settore. Il dialogo sociale è fondamentale». Tutto molto bello, ma c’è un problema con l’acciaio verde, quello cioè prodotto senza l’utilizzo di combustibili fossili: le acciaierie europee sono in difficoltà. La decarbonizzazione costa e la sua sostenibilità economica a lungo termine rischia di essere in pericolo. Il materiale ecologico può costare fino a 1.000 euro per tonnellata in più rispetto all’acciaio grigio, prodotto con combustibili fossili. È per questo che Dalli ha insistito su un punto: «La decarbonizzazione non significa deindustrializzazione». Ed è sempre per questo che ha nuovamente insistito su un altro punto: «Il Clean Industrial Deal sarà la priorità per i prossimi cinque anni. Le imprese che utilizzano molta energia, fra cui anche la siderurgia, sono fondamentali, e l’atto per l’accelerazione della decarbonizzazione sarà fondamentale per il mercato e le tecnologie pulite, e naturalmente velocizzerà tutto il processo anche degli appalti per quei settori che utilizzano molta energia. Vari nuovi strumenti svolgeranno un ruolo per il nostro obiettivo, fra cui la messa a punto di un Piano d’azione siderurgico, la creazione di un Fondo per la competitività e la revisione del Quadro per gli appalti pubblici». È davvero questa la strada?