di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La sicurezza sul lavoro resta una delle questioni più urgenti nel Paese e l’incidente avvenuto a Napoli, dove un dipendente della Magazzini Generali Spa, Antonio Nazzaro, 60 anni, è morto all’interno del porto commerciale travolto da un mezzo meccanico, non può far altro che farci prendere atto del fatto che la lunga scia di sangue sul lavoro continua. Per questo caso specifico, in attesa di conoscere le dinamiche esatte dell’incidente, l’Ugl – la Confederazione, l’Ugl di Napoli, e soprattutto l’Ugl Mari e Porti che rappresenta il comparto – ha già dichiarato lo stato di agitazione, sollecitando un incontro urgente con l’Autorità Portuale di Napoli per affrontare il delicatissimo problema della sicurezza sul lavoro. Ma questo drammatico evento è solo la punta dell’iceberg: i dati su infortuni e decessi sul lavoro in Italia sono allarmanti, 577 morti sul lavoro e 350.823 infortuni nei primi 7 mesi del 2024, e, sebbene ci siano state delle iniziative positive per affrontare la situazione, come la patente a crediti nel settore dell’edilizia, molto resta ancora da fare per riuscire ad ottenere un netto calo di questi numeri drammatici, che numeri in realtà non sono, ma vite spezzate e famiglie distrutte nei casi mortali, oppure, in altri casi, danni fisici invalidanti. Le cause di questa situazione sono molteplici: omissioni e carenze nei sistemi di sicurezza e prevenzione da parte delle aziende, turni di lavoro stressanti per ottenere la cosiddetta “produttività” anche in situazioni di carenza di organico, invecchiamento della popolazione attiva sul lavoro con tanti casi di vittime di incidenti con un’età avanzata o da pensione, lavoro precario e quindi maggiore propensione al rischio da parte dei lavoratori per mantenere l’impiego e minore conoscenza del settore in cui si opera cambiando spesso lavoro, presenza di lavoratori immigrati, più soggetti allo sfruttamento e con minore conoscenza della lingua ed anche delle leggi italiane sul lavoro, mancanza di una formazione adeguata. Bisogna affrontare il problema, intensificando i controlli da parte dell’ispettorato del lavoro per verificare il rispetto delle norme da parte delle aziende e infliggendo sanzioni adeguate in caso di inadempienza, eliminando quel clima di “impunità” che ancora oggi si respira nel Paese, potenziando la formazione sulla salute e sicurezza sul lavoro, a partire dalla scuola dell’obbligo, per raggiungere fasce sempre più ampie della popolazione, monitorando le situazioni e i settori nei quali c’è maggiore emergenza, come, oltre all’edilizia, anche l’agricoltura e la logistica. Bisogna agire in fretta per per garantire migliori condizioni di salute e sicurezza per tutti i lavoratori, con un impegno congiunto tra lavoratori, aziende e istituzioni. La sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un investimento imprescindibile per il futuro del Paese. È una questione di civiltà.