di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Ne sono già state dette tante, prima ancora che venisse eletto, e di più se ne diranno, ma la nomina dell’ormai ex ministro della Repubblica italiana, Raffaele Fitto, a vicepresidente esecutivo della Commissione Europea con delega alla Coesione e alle Riforme, annunciato dalla presidente Ursula Von der Leyen, che ha presentato oggi a Strasburgo la sua nuova squadra, è per l’Italia, prima ancora che per il Governo Meloni e lo stesso Raffaele Fitto, un grandissimo e inconfutabile riconoscimento. Un salto di qualità, un avanzamento nel ruolo assegnato all’Italia all’interno dell’Unione e di una Commissione composta da sei vicepresidenti esecutivi, che va ben al di là del ruolo importante fino a ieri ricoperto da un altro italiano, Paolo Gentiloni, Commissario europeo agli affari economici ma un gradino sotto la vicepresidenza, che è stato nominato in riconoscimento di un governo pienamente in linea in Europa e in Patria all’agenda e al “paradigma Ursula”.
Il salto di qualità, infatti, non sta soltanto nelle materie oggetto della delega e nel fatto che si tratta di un incarico e di una carica di prestigio, ma nella circostanza che il riconoscimento è stato assegnato al rappresentante di un governo che non è del tutto in linea con l’orientamento politico di gran parte della Commissione e della presidente che la guida.
La vicepresidenza esecutiva di Fitto è un grande banco di prova, è una presenza strategica dell’Italia nell’Ue e in Commissione, anche e soprattutto per von der Leyen che così può smarcarsi da pressioni che potrebbero arrivare dalla sua stessa (molto ideologica) compagine politica. Una grande responsabilità che, forse, non renderà più semplici i rapporti “in casa”, ma che conferisce alla nostra Nazione valore e la possibilità di fare la differenza. Fitto sarà responsabile dello sviluppo regionale e delle città, dovrà assicurarsi che l’Ue continui a supportare le riforme e gli investimenti che contribuiscono direttamente a rafforzare la crescita europea, in particolare quelli legati al Recovery fund. E dovrà contribuire anche al Piano casa dell’Unione europea, al Piano di adattamento climatico e alla revisione delle politiche pre-allargamento. Materie politicamente molto “sensibili” per l’Italia, in merito alle quali la maggioranza che sostiene il governo Meloni e lo stesso governo si sono esposti e impegnati, facendo in modo che i testi di alcune direttive perdessero parte della loro carica, fortemente ideologica, che sarebbe andata direttamente a colpire le imprese, e in particolare le Pmi, e le fasce più deboli della popolazione.
Come UGL, quindi, non ci resta che augurare «buon lavoro» a Raffaele Fitto e sentirci orgogliosi e onorati come Nazione per aver ottenuto il riconoscimento che l’Italia merita e avrebbe meritato ancora prima in altri tempi, cioè in quelli più tristemente “genuflessi” alla politica del rigore.