di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Oggi un articolo di Giorgio Vittadini sul Sole 24 Ore affronta il problema del rallentamento della produttività in Italia, evidenziando come il Paese abbia registrato la crescita più bassa tra le economie avanzate negli ultimi 15 anni e sottolineando il fatto che questa situazione sia in parte determinata ed aggravata dalla mancata valorizzazione del capitale umano, con investimenti in formazione considerati come costi anziché come investimenti strategici, mentre, al contrario, formazione e innovazione andrebbero incentivati, sia a livello privato che pubblico. Un’analisi condivisibile, dato che anche il nostro sindacato ha sempre sostenuto l’importanza cruciale della formazione per il rilancio della produttività italiana, per garantire la quantità e qualità dell’occupazione e più in generale per impostare un futuro di sviluppo per il Paese. Dal punto di vista dell’Ugl è essenziale un approccio che metta al centro il lavoratore, con politiche che non solo incentivino la formazione continua, ma che garantiscano anche salari dignitosi e condizioni di lavoro sicure. Una visione che non può che fondarsi anche su una politica industriale forte, che tuteli i settori strategici e promuova l’occupazione stabile, evitando lo spostamento della forza lavoro verso settori a bassa produttività. Solo attraverso un impegno congiunto di istituzioni, imprese e sindacati sarà possibile costruire un futuro più prospero per i lavoratori italiani. Una delle questioni da considerare in questa riflessione sul rapporto fra produttività e formazione è il ruolo, nel tessuto industriale italiano, delle piccole e medie imprese, che, sia per mancanza di risorse, che, in alcuni casi, di visione, investono poco in formazione e spesso non valorizzano la propria forza lavoro. Generando così un circolo vizioso in cui la mancanza di investimenti in formazione porta a una bassa produttività. Per affrontare una situazione così complessa, bisogna immaginare una revisione integrata del sistema formativo e lavorativo italiano, con una politica industriale ambiziosa, che ponga al centro il lavoro di qualità e il benessere dei lavoratori, che preveda politiche di supporto in favore della valorizzazione del capitale umano. Questo significa investire non solo in tecnologia e innovazione, ma anche in un miglioramento delle condizioni lavorative, per far sì che il lavoro diventi un vero motore di crescita e non una mera voce di costo, in un processo di riforma che coinvolga attivamente i sindacati, attraverso un dialogo sociale costruttivo, trovando un equilibrio tra le esigenze delle imprese e i diritti dei lavoratori, promuovendo un modello di sviluppo che sia davvero sostenibile e inclusivo. L’Ugl è pronta a fare la sua parte, impegnandosi a difendere i diritti dei lavoratori e a promuovere un futuro in cui il lavoro sia fonte di dignità e benessere per tutti.