Prevista la possibilità di chiedere un anticipo con un tasso di interesse ridotto
Sembra andare verso il rinnovo l’accordo quadro che permette ai dipendenti pubblici di accedere al fondo di anticipazione del trattamento di fine servizio. Come noto, i dipendenti pubblici hanno una disciplina diversa rispetto agli altri lavoratori dipendenti al momento del pensionamento. I dipendenti del settore privato percepiscono il trattamento di fine rapporto immediatamente per quanto spettante, con la possibilità, in caso di iscrizione ad un fondo di previdenza complementare, di ricevere parte dello stesso come rendita. I dipendenti pubblici, viceversa, sono tenuti ad aspettare un lasso di tempo strettamente connesso anche all’ammontare da percepire. Il problema si è però amplificato con l’introduzione di Quota 100 e con le successive variabili, in quanto, a quel punto, il dipendente pubblico si è trovato a dover attendere, nei casi limite, fino a sette anni. La soluzione individuata a suo tempo dal ministero del lavoro, in particolare dal sottosegretario Claudio Durigon, è stata quella di una convenzione con il sistema bancario per l’anticipo della somma con un tasso di interesse ridotto, quantificabile in 1.700 euro su un anticipo di 45mila euro. L’accordo quadro, sottoscritto la prima volta nel 2020, dovrebbe ora essere rinnovato a breve, dopo che i ministeri della funzione pubblica e del lavoro hanno incontrato i rappresentanti delle banche e i tecnici dell’Inps.