di Daniele Milani
Ci dicono che, malgrado il tasso di disoccupazione continui a salire (+ 11,3%), il dato è da considerarsi positivo essendo aumentata la potenziale forza lavoro stante l’aumento di coloro che hanno ripreso a cercare un’occupazione. Al di là della formuletta di pensiero un po’ alchemica laddove, con facile ironia, si potrebbe affermare allora che se tutti coloro che non sono occupati smettessero di cercare lavoro, potremmo vantare un tasso di disoccupazione pari allo zero, alla luce della magnificata riforma ci corre l’obbligo di svolgere alcune preoccupate valutazioni.
In tal senso èinfatti necessario ricondurre la questione all’ assetto di interessi dell’intero corpo sociale.
Esistono gli occupati, esistono i disoccupati ed esistono anche i male occupati. Ci sembra evidente che la nuova legislazione introdotta da questo governo abbia sostanzialmente lasciato invariato il numero delle prime due categorie mentre abbia penalizzato in materia determinante l’ultima.
Basti pensare alla precarietà di coloro che accedono oggi ad un’attività lavorativa, anche in settori tradizionalmente sicuri rispetto alla stabilità del posto di lavoro o alle condizioni di insicurezza nelle quali svolgono la propria attività, senza praticamente più tutela di legge ( vedasi anche il continuo aumento di incidenti per causa della deregulation in materia) per finire, ad esempio nel settore del credito, alla prassi degli incentivi che ha messo praticamente l’uno contro l’altro i dipendenti agitando contro gli stessi la carota di un piccolo ulteriore introito da conseguirsi ai danni di altri colleghi meno capaci, meno fortunati o meno asserviti alle magnifiche sorti e progressive dei piani di sviluppo aziendali.
Paradossalmente questi sono i tempi in cui ci si dovrebbe preoccupare anche del destino dei nuovi occupati , proiettati nel tritacarne del, ed è questa la parola da cancellare, MERCATO del lavoro.
Il mercato e le sue leggi possono riguardare gli scambi di merci, gli scambi di denaro, l’attivita borsistica e finanziaria in generale. Abbiamo visto fino ad ora i danni incalcolabili che la globalizzazione ha provocato. Il lavoro,invece attiene all’ attività umana tesa al miglioramento e alla promozione, di coloro, che debbono sostentare la propria esistenza. Non è un mercato, è la vita degli uomini e delle donne che merita tutela e dignità prima dell’ingresso nel mondo della produzione, durante la permanenza, e, soprattutto dopo. Non è una questione meramente economica ma è qualcosa che attiene a valori alti.
Scriveva un grandissimo poeta “the temple is holy becacuse not is for sale” Il tempio è sacro perchè non è in vendita. Il lavoro non è un mercato; forse è una religione.
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