Sulle concessioni balneari il governo tira (un po’ troppo) dritto. La legge 145/2018 aveva disposto l’estensione delle concessioni balneari al 2033 e non poche imprese hanno realizzato relativi e ingenti investimenti

Sulle concessioni balneari, le spiegazioni del ministro Gelmini in merito alle scelte fatte dal Governo puntano sulla sentenza della Consiglio di Stato che «non ci lascia margini. Non possiamo più rinviare sine die le gare. Pena l’azzeramento di tutte le concessioni e gare senza rete». Ma non convincono molti. Si compone di due parti il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei ministri. La prima, da un emendamento al ddl sulla concorrenza, già incardinato in Parlamento, con norme applicabili in seguito all’approvazione definitiva, che prevedono che le concessioni attuali, comprese quelle in proroga, continuino a essere efficaci fino al 31 dicembre 2023. Dal 1° gennaio 2024 invece le concessioni saranno assegnate tramite gara. Le concessioni assegnate con procedure concorsuali a evidenza pubblica proseguono fino alla naturale scadenza. La seconda, da un disegno di legge che prevede una delega al Governo per l’adozione, entro sei mesi, di uno o più decreti legislativi per semplificare la disciplina sulle concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative. Obiettivi della delega sono: assicurare un utilizzo più sostenibile del demanio marittimo; favorirne la pubblica fruizione; promuovere una maggiore concorrenza sulle concessioni. Tra i criteri di scelta del concessionario, l’esperienza tecnica e professionale già acquisita. Previste anche, clausole sociali per la stabilità occupazionale del personale impiegato dal concessionario uscente, che però è quasi sempre stagionale. Garanzie quindi non sufficienti, perché non si parla neanche di un aiuto per gli eventuali investimenti in essere. Parliamo infatti di un grande bacino di attività: circa 150 mila concessioni che rientrano nel demanio marittimo e comprendono campeggi, impianti sportivi, complessi turistici, oltre ai numerosi stabilimenti balneari. Dalle imprese di settore, si sono levate diverse opinioni: si va da Federbalneari che parla di «inaccettabile violazione delle regole democratiche», all’associazione dell’Emilia-Romagna che giudica la riforma «una buona base di partenza». Maurizio Rustignoli, presidente nazionale dell’associazione dei balneari Fiba Confesercenti, confida nella Lega, notando come da «Salvini vi sia molta disponibilità a dare tranquillità al sistema». A sua volta, il leader della Lega sottolinea come «tanto altro rimane da fare per garantire lavoro, investimenti, sacrifici fatti e il diritto a un futuro sereno», proprio al termine della stessa («ottima») riunione con FIBA. Così anche Forza Italia. Il Pd, invece di entrare nel merito della questione, punta il dito sulle «troppe ambiguità» del Carroccio, solo perché si sta dando da fare con le imprese. Per la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, il governo «poteva evitare la gara». Come chiesto ieri dal leader dell’Ugl, Paolo Capone.