di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Grazie ad astenuti, votanti dell’ultim’ora ed improbabili “costruttori”, il Conte due al momento ha scampato il pericolo, ottenendo la sospirata fiducia anche al Senato. Per il rotto della cuffia, a maggioranza semplice, con un rimpasto se nascesse un gruppo di contiani, in attesa del benestare del finora silente Mattarella. Adesso, però, il fu avvocato del Popolo e i suoi ministri sembrano ancora più traballanti e addirittura sotto ricatto. Dovranno impostare i loro prossimi passi tenendo conto dei desiderata della variegata compagine parlamentare che sta permettendo all’Esecutivo di restare in vita, cercando di accontentare tutti. Dai piani per l’utilizzo dei fondi europei alla delega ai servizi segreti e così via. Il momento clou della seduta del Senato di ieri e della stessa anomala crisi politica appena conclusasi è stato raggiunto con l’accorato atto d’accusa contro il Governo pronunciato dell’ex ministra dimissionaria Teresa Bellanova. Dopo un elenco di critiche tanto gravi quanto fondate contro l’Esecutivo, ci si sarebbe aspettati un colpo di scena, con l’annuncio del voto di sfiducia. E invece no. Al culmine della requisitoria, la senatrice di Italia Viva ha ribadito la linea del suo leader, Matteo Renzi, quella dell’astensione. Un “colpo a salve” o una “bomba a orologeria”. La dimostrazione tangibile del fatto che il governo potrà sopravvivere solo se Italia Viva vorrà e quindi alle sue condizioni. Un Conte sotto ricatto. Eppure, sotto ricatto sono anche gli stessi eletti di Italia Viva e persino i nuovi “responsabili” che hanno permesso al governo di avere voti sufficienti: se si dovesse tornare alle urne sarebbero, infatti, i primi ad abbandonare le comode poltrone dell’Emiciclo, seguiti dai pentastellati ormai privi di identità e coerenza politica. Alla fine tenderanno a puntellarsi a vicenda, nonostante le reciproche accuse, per restare in sella malgrado il fatto che, tutti compresi, sia governisti che astenuti, siano in realtà minoranza nel Paese. A forza di compromessi, sapendo bene di poter andare avanti solo insieme. Grazie all’unico, ma formidabile collante della reciproca conservazione, in vista del semestre bianco, dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, come anche dell’arrivo dei tanto attesi aiuti europei. Con l’obiettivo di rimandare a oltranza le elezioni, cercando di trascinare fino alla fine questa anomala legislatura, segnata dal trasformismo più spinto. Sventolando il timore del voto – anche se si vota dappertutto – e il solito spauracchio della possibile “vittoria delle destre”, come se poi l’alternanza non fosse, in democrazia, un fatto nell’ordine naturale delle cose. In realtà, quindi, sotto il ricatto dei giochi di palazzo saranno solo ed esclusivamente gli italiani, che, in un momento grave come quello che stiamo vivendo, avrebbero invece bisogno di una politica più limpida, di un progetto chiaro e sostenuto dal mandato popolare, per affrontare la crisi sanitaria ed economica ed impostare una difficile ripresa.