Il 2020 peggior anno del decennio. Già ora si registrano un milione e mezzo di attivazioni di nuovi contratti in meno
I numeri, come al solito, arriveranno dopo l’ultimo giro di giostra, che, visto l’aria che tira, sarà un giro di giostra molto triste e buio; di certo, però, i dati che già abbiamo a disposizione disegnano uno scenario assolutamente drammatico sotto il profilo del lavoro. Il tutto, se possibile, con una ulteriore aggravante, rappresentata dal fatto che, nonostante il crollo del prodotto interno lordo, Bankitalia ha finora certificato pochi fallimenti di imprese, effetto diretto dell’estensione degli ammortizzatori sociali con causale Covid-19. A conti fatti, comunque, il 2020 si presenta come uno dei peggiori sotto il profilo delle attivazioni di nuovi contratti di lavoro. Se il primo trimestre, infatti, si era aperto praticamente in linea con la chiusura del 2019, nei tre mesi successivi si sono perse un milione di attivazioni di nuovi contratti; stesso calo anche rispetto allo stesso periodo del 2019. Il calo è proseguito anche nel terzo trimestre, con poco meno di mezzo milione di attivazioni in meno su base trimestrale ed un 1,4 milioni in meno con riferimento al 2019. Per trovare numeri così bisogna tornare ai primi mesi del 2015. Contemporaneamente, sono calate, ma con un andamento molto meno marcato rispetto alle attivazioni. Era comunque dal 2013 che non si registrava un saldo negativo; quello del II trimestre del 2020, peraltro, è il peggiore degli ultimi dieci anni, a conferma di quanto dura sia la crisi che sta vivendo la nostra economia dall’inizio della pandemia da Covid-19.