Novità per il 2021; possibile uno scivolo fino a 60 mesi a carico dell’impresa
Il contratto di espansione interprofessionale esce decisamente rafforzato dal Parlamento. Come anticipato sempre da queste pagine, il governo aveva già inserito la proroga dello strumento, fortemente voluto dall’allora sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, nel disegno di legge di bilancio, estendendo la platea delle imprese beneficiarie, attraverso l’introduzione di una soglia dimensionale più bassa, da mille a 500 unità, ma solo per i nuovi accordi sottoscritti nel 2021. Ora l’articolo esce ulteriormente potenziato, dopo l’emendamento presentato dal leghista Massimo Garavaglia, già ministro all’economia, sempre nel Conte-1. Facendo propria una richiesta di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, la soglia dimensionale, in determinati casi, scende a 250 unità, peraltro considerando l’impresa nel suo complesso. Soprattutto, però, la misura è accompagnata da uno scivolo lungo fino a 60 mesi, con l’adozione di uno strumento che ricorda l’isopensione, vale a dire la corresponsione da parte del datore di lavoro di una mensilità sostitutiva dello stipendio, parametrata sulla pensione spettante. Tale strumento, per applicare il quale è richiesto un accordo di non opposizione, si intreccia con la Naspi e prevede la possibilità di accedere ad una forma di decontribuzione più estesa, fino a 36 mensilità, se l’impresa provvede ad assumere almeno un nuovo dipendente ogni tre uscite.