Praticamente nulle le rivalutazioni del montante contributivo e degli assegni

La comunicazione dell’Inps sul coefficiente di rivalutazione del cosiddetto montante contributivo, vale a dire quanto versato nel corso della vita lavorativa che andrà a formare la pensione futura, è destinata a riaprire la dolorosa ferita della legge di bilancio. L’Inps ha appena fatto sapere che il montante contributivo sarà rivalutato dell’1,019% praticamente nulla. La cosa ancora più preoccupante è che tale coefficiente non tiene conto dell’attuale andamento fortemente negativo del prodotto interno lordo, in quanto si tratta della media dei cinque anni antecedenti al 2019. Senza un intervento normativo, si prospetta a breve una perdita di valore del montante contributivo e, di conseguenza, delle pensioni future. È già capitata una sterilizzazione nel 2013, ma questa volta si prospetta un impatto negativo maggiore, anche perché, nella migliore delle ipotesi, la perdita del 2020 potrebbe essere recuperata non prima del 2022 o, addirittura, del 2023. Intanto non si placano le polemiche intorno al mancato intervento sulla rivalutazione delle pensioni già in essere, una forte insoddisfazione espressa anche in occasione della audizione dei segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl di lunedì. Continuano ad applicarsi, infatti, le regole già in vigore quest’anno, assolutamente inadeguate davanti alla drammatica crisi che ha investito il Paese e a fronte di un tasso di inflazione sceso sotto zero.