di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Secondo Ranieri Guerra, rappresentante dell’Oms e del Cts, bisognerà evitare ad ogni costo un nuovo lockdown, perché, secondo il professore, data l’esasperazione della popolazione, potrebbe provocare “rivolte armate”. Considerazioni forti, forse eccessive, ma che dovrebbero farci riflettere e farci capire che, almeno con la prima ondata di Covid, per l’Italia e gli Italiani non è andato affatto “tutto bene”. Dando per scontato – anche se scontato non è – che non si potesse fare di più, specie in estate, per farsi trovare maggiormente preparati nel caso, prevedibilissimo, di una seconda ondata riuscendo ad evitare nuove chiusure, in ogni caso ora dobbiamo fare i conti con l’attuale stato delle cose. Uno stato delle cose nient’affatto rassicurante, con contagi in aumento e ospedali difficoltà, chiamati di nuovo a dover rispondere a un grande afflusso di malati di Covid, oltre ai pazienti in cura per altre malattie. La soluzione più semplice e immediata per risolvere il problema è la solita: richiudere. Magari selettivamente, magari lasciando aperte le scuole, magari solo in alcune zone e orari, comunque richiudere. Di nuovo l’Italia si spacca in due, fra “chiusuristi” e “aperturisti”. In realtà, se le ragioni dei chiusuristi sono lapalissiane, ovvero contenere la diffusione del virus, anche quelle degli aperturisti sono di facile comprensione: siamo certi del fatto che nessuno vorrebbe essere contagiato, ma quelli che temono nuove chiusure, nonostante la paura del Covid, più che negazionisti o incoscienti, sono semplicemente lavoratori che, durante la prima ondata, non sono stati sufficientemente garantiti dallo Stato e ora temono la definitiva débâcle economica. Precari che per primi sono stati estromessi dal mercato del lavoro e temono di non trovare più un’occupazione, dipendenti che ancora non hanno ricevuto tutte le mensilità di Cig, aziende risarcite in modo irrisorio rispetto ai costi di gestione delle attività, imprese che a forza di dover interrompere il lavoro sono rimaste indietro coi pagamenti dovuti all’Erario e i fornitori e che temono, anche una volta passata l’ondata di Covid, di non riuscire a tornare competitive. Ed ecco spiegate le preoccupazioni di Guerra. Il malcontento, le tensioni sociali sono palpabili. La soluzione al problema sarebbe estremamente semplice, ovvero offrire alle persone che vedranno fortemente ridimensionata la propria attività dai provvedimenti anti-Covid un sostegno tale da permettere loro di affrontare serenamente questo periodo difficile, con la prospettiva di poter poi riprendere a lavorare in tutta tranquillità: blocco dei licenziamenti, Cig, ristori consistenti agli autonomi, blocco delle tasse. Possibilmente impostando nel contempo delle politiche industriali e del lavoro finalizzate ad aiutare il nostro sistema produttivo a rimettersi in moto una volta finita l’emergenza. Le risorse sono esigue, è vero, ma quel che manca di più è una reale connessione fra il Palazzo e le concrete esigenze della popolazione, eppure è evidente che è questo il nocciolo del problema. Bisogna intervenire rapidamente e senza tentennamenti, oltre che, naturalmente, sul fronte della sanità e delle infrastrutture, per evitare uno scenario drammatico dal punto di vista economico e sociale.