di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Finalmente, dopo 14 anni e grazie a una mobilitazione sindacale costante, dopo anni di complesse trattative e tante battaglie combattute dall’Ugl al fianco dei lavoratori, degli infermieri e degli altri operatori sanitari, è stato firmato il rinnovo del contratto per il personale non medico della Sanità privata, una firma tenacemente voluta e finalmente conquistata. Grazie al nuovo Ccnl, ora questi lavoratori – sono circa 100mila persone in tutto – potranno contare su un aumento medio mensile dello stipendio di 154 euro e sull’erogazione di una somma una tantum di 1.000 euro, che sarà corrisposta in due tranche, per compensare parzialmente i mancati rinnovi negli anni passati. Oltre agli aumenti ci sono anche maggiori diritti: 15 giorni di ferie consecutive d’estate, 12 ore annue di permessi retribuiti per effettuare visite ed esami medici. Sono state separate, nel calcolo dei giorni massimi di assenza consentiti, malattie e infortuni, escludendo dal computo quelli per terapie salvavita e per gli effetti collaterali delle stesse, si sono compresi nei tempi di lavoro anche quelli per il cambio, sono state garantite 11 ore di riposo consecutive senza deroghe, con un orario di lavoro massimo che non può superare le 12 ore. Ci sono norme sulle ferie solidali, sulla formazione e l’aggiornamento professionale, con la creazione di un fondo a carico delle aziende. È stato inserito un apposito articolo sul contrasto alle aggressioni al personale sanitario, si sono rafforzati i diritti sindacali, l’informazione delle rappresentanze, la contrattazione aziendale e altro ancora. Importanti novità, per riconoscere maggiori diritti a una categoria che da sempre opera in un contesto particolarmente complesso come quello sanitario e che in questi mesi di pandemia è stata in prima linea, accanto ai colleghi della sanità pubblica, per combattere il virus. Una categoria, quella della sanità privata, che però era sempre stata considerata “figlia di un dio minore”, nonostante la professionalità, il coraggio, l’abnegazione. In questi giorni già si parla, ad esempio, alla luce dell’aumento dei contagi da coronavirus, di coinvolgere anche la sanità privata nell’esecuzione dei tamponi ai cittadini, per poi condividerne gli esiti con le banche dati pubbliche. Un’altra dimostrazione del fatto che la cooperazione fra sanità privata e pubblica, specie in questo difficilissimo frangente non è solo auspicabile, ma strettamente necessaria, per garantire agli italiani servizi efficienti in grado di rispondere ai bisogni dettati dalla pandemia, senza sottovalutare i consueti oneri del servizio sanitario, per fare in modo che l’offerta sia adeguata. E, soprattutto in questo contesto, gli infermieri devono essere giustamente valorizzati, assieme a tutto il personale non sanitario che opera nelle strutture private. Per questo, quella di ieri è stata una giornata storica.