La ministra Catalfo anticipa le linee guida, ma molto dipende dalle risorse
La ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, prova a mettere insieme i tasselli di un puzzle che sta diventando ad ogni giorno sempre più complesso, anche sul versante del lavoro, dopo che le varie voci che si sono inseguite rispetto ad ipotesi di riforma previdenziale. Il tentativo è quello di mettere insieme la questione del salario minimo orario legale, un cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle già ai tempi di Luigi Di Maio, con la necessità di abbattere la pressione fiscale sul lavoro dipendente, aspetto, quest’ultimo, strettamente connesso o, quanto meno, concausa del ritardo con il quale si rinnovano i contratti collettivi nazionali di lavoro. Insomma, a conti fatti, una partita che potrebbe interessare una quindicina di milioni di lavoratori dipendenti già nel corso del 2021. L’idea della ministra è quella di agganciare il salario minimo e i rinnovi alla detassazione degli aumenti retributivi. È evidente che l’idea si tiene in ragione delle risorse che verranno stanziate che, inevitabilmente, per essere appetibili dovranno essere molto consistenti. Del resto, soprattutto sui bassi salari, la detassazione finirebbe per incidere in maniera molto marginale. L’applicazione di una aliquota sostitutiva al 10% sui redditi bassi porterebbe un vantaggio di 13 euro ogni cento, ma solo sulla parte oggetto di rinnovo. Ad esempio, nel recente rinnovo Gomma-Plastica, il vantaggio sarebbe pari a circa 8 euro al mese.