di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Doccia fredda sul governo da Mario Draghi e Paolo Gentiloni, ma attenzione alle parole
Nelle ultime settimane, il dibattito intorno all’utilizzo delle risorse del Recovery fund è passato un poco in secondo piano. L’opinione pubblica ha mostrato, in generale, una maggiore attenzione verso altri temi, dalla ripartenza dell’anno scolastico alla ripresa dei contagi da Covid-19, dall’imminente tornata elettorale con la strana campagna elettorale balneare al continuo sbarco di migranti sulle nostre coste. In queste ore, però, mentre il Parlamento si appresta a votare il decreto sullo stato di emergenza, gli interventi di Mario Draghi e di Paolo Gentiloni hanno riportato la chiesa al centro del villaggio, per utilizzare l’espressione di un allenatore francese transitato anche dalla Capitale. L’ex governatore della Banca centrale europea è tornato a battere su un punto: i sussidi devono servire a creare nuovi posti di lavoro e non semplicemente a salvaguardare quelli esistenti. Una considerazione espressa anche dalla nostra Organizzazione sindacale in occasione della audizione al Senato di cui si è parlato; l’Ugl insiste da tempo sul dolente tasto della mancanza di politiche attive. Le lunghe settimane di cassa integrazione potevano essere proficuamente impiegate per rafforzare le competenze del personale dipendente, cosa che, purtroppo, è avvenuta soltanto in rarissimi casi. Il già presidente del consiglio ed attuale commissario Ue agli affari economici ha, invece, posto un paletto che, al momento, sembra insormontabile: i 209 miliardi del Recovery fund non possono essere semplicemente impiegati per abbassare le tasse. Ha anche aggiunto che l’unica possibilità per avere risorse fresche ed immediate è quella di far ricorso al Mes. Sia Draghi che Gentiloni, quindi, pur con parole diverse, gettano un’ombra pesante sulla strategia del duo Conte-Gualtieri che continua a replicare sé stesso. Ciò che serve, secondo noi, potrebbe essere tradotto in uno slogan: «Abbattere e ricostruire». Ed allora occorre tirare giù quello che non funziona, come l’esasperante burocrazia dei mille documenti richiesti, per porre basi vere e forti per far viaggiare il Paese in sicurezza, con infrastrutture materiali e immateriali moderne ed efficienti. Soprattutto, però, occorre abbattere le tasse. Le parole sibilline di Gentiloni, infatti, vanno riportate nel loro giusto alveo: non sono ammesse scorciatoie sul modello dei bonus monetari, come fece a suo tempo Matteo Renzi con gli ottanta euro successivamente incasellati alla voce detrazioni fiscali, ma un piano coerente, mirato a valorizzare le componenti lavoro ed investimenti, che possa sostenere la ripresa economica e il reddito delle famiglie. Le risorse per fare tutto questo ci sono, anche senza guardare all’Europa: è sufficiente fare le scelte giuste con il Recovery fund, ma il governo deve ascoltare tutte le voci in campo.