di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Il decreto Agosto chiude un ciclo mentre il governo continua a giocare in difesa
Nel tardo pomeriggio di ieri, la Commissione Bilancio del Senato ha raccolto le considerazioni di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl in merito al decreto Agosto. Una audizione che è servita alle quattro Confederazioni per ribadire le loro posizioni circa la politica che l’esecutivo ha adottato in questi mesi. È inutile girarci troppo intorno: il decreto-legge 104/2020 rappresenta la conclusione di un ciclo, iniziato con il Cura Italia e proseguito poi con il decreto Rilancio. Un pacchetto di quasi cinquecento articoli, con circa trecento decreto attuativi e circolari esplicative ad ogni comma, che, se da una parte ha assicurato un sostegno al reddito a milioni di lavoratori, compresi gli autonomi, attraverso il riconoscimento degli ammortizzatori sociali e di bonus monetari di diversa natura, peraltro non senza difficoltà burocratiche e ritardi inammissibili, dall’altra non ha saputo favorire il rimbalzo tanto atteso del prodotto interno lordo e, con esso, la tenuta occupazionale. L’aspetto drammatico è proprio qui. Il Parlamento, in più tappe, ha autorizzato addirittura cento miliardi di scostamento di bilancio, un volume finanziario mai visto prima: in ogni soli cinque mesi, si è messa in campo una potenza di fuoco che, di solito, neanche in cinque anni si riesce. Eppure, il calo del prodotto interno lordo continua a navigare intorno ai tredici punti percentuali. Già a maggio, i posti di lavoro in meno erano 750mila, mentre a giugno i contratti di lavoro a tempo determinato erano 500mila in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una ecatombe senza precedenti recenti, per intensità e velocità. A conti fatti, si è bruciata ricchezza per oltre duecento miliardi, mentre ancora non si vede, purtroppo, il fondo. In tutta questa storia, Conte, Giuseppe, il presidente del consiglio, non Antonio, l’allenatore dell’Inter, ha sempre dato l’impressione di giocare in difesa, quasi un catenaccio d’altri tempi, in attesa di qualche buona notizia in arrivo da Bruxelles. Un atteggiamento che, a lungo andare, ha finito per deprimere i giocatori in campo, vale a dire le imprese e i lavoratori, ai quali si è continuato a raccontare di una partita diversa rispetto a quella che stavano giocando. Le conferenze stampa del ministro Roberto Gualtieri, novello Comunardo Niccolai, resteranno nelle cronache, dai miliardi mai arrivati del decreto Liquidità alle mirabolanti novità del decreto Semplificazioni. Forse, però, siamo ancora in tempo per riprendere a giocare e per rimettere in carreggiata un match fortunatamente ancora non perso. Serve uno scatto diverso; serve soprattutto una capacità di lettura diversa di quello che sta succedendo in Italia e nel mondo. Se così non fosse, il rischio concreto è che fra un paio di settimane, a stare a casa saranno i figli, poiché le scuole non hanno retto l’urto della ripartenza, ma anche i genitori, a causa della perdita del posto di lavoro.