di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Sarà che nell’epoca del web l’informazione è più libera, più accessibile sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta, e quindi circolano notizie e commenti che un tempo non avrebbero avuto spazio nei media tradizionali, fatto sta che la nostra può essere considerata un’era “complottista”. Oggi è più facile, con l’ausilio delle nuove tecnologie, far conoscere fatti che un tempo sarebbero passati inosservati o sarebbero stati minimizzati dall’informazione ufficiale – si pensi ai filmati delle rivolte, da Hong Kong alle cosiddette “primavere arabe”, ai video dei primi medici di Wuhan che parlavano del coronavirus e così via – è più semplice provare a smascherare false verità o anche soltanto sottolineare errori, incoerenze, sciocchezze compiute dai personaggi più in vista. È possibile più di prima diffondere teorie ed opinioni, o quantomeno provare a dire la propria. Certo, in questa complessa macchina di informazione collettiva che è la rete può trovarsi tutto e il contrario di tutto, in un meccanismo che per sua stessa natura è permeabile a ogni tipo di manipolazione, da parte singoli o di gruppuscoli dalle opinioni strampalate, come anche da parte di professionisti della disinformazione. Non per questo, però, ogni opinione critica, ogni voce fuori dal coro va derubricata nella categoria del complottismo, come invece sempre più spesso avviene. Altrimenti si scadrebbe nella pedissequa accettazione di ogni verità di “regime”: sarebbe la fine dello stesso concetto di informazione, di giornalismo d’inchiesta “cane da guardia della democrazia”. Circolano da tempo, ad esempio, opinioni circa un uso politico del Covid-19. La rete è piena di teorie del genere, volte non a sminuire la portata della malattia – ci sono anche queste, di teorie, ma sono, fortunatamente, del tutto residuali – ma a denunciare l’atteggiamento di alcuni governi, che sembrano voler cavalcare l’onda della paura collettiva scatenata dal virus per conquistare una maggior dose di potere. Se ne parla persino a proposito del nostro Paese, democrazia occidentale di vecchia data. Complottisti, quelli che temono una deriva autoritaria da Covid, così almeno dicono i media ufficiali. Oltre ai complottisti, però, in tempi di web sono aumentati anche i gaffeur. Specie fra gli “alti papaveri” della politica, dell’economia, della scienza. Ossia quei personaggi importanti che ogni tanto dicono o fanno cose inusuali che in epoca pre-web sarebbero state forse minimizzate, sottaciute, cancellate. Invece ora ci sono parole scritte e filmati che restano in rete, screenshot. Come i ministri o vice che parlano di libici quando dovrebbero dire libanesi, o di infrazioni al posto di effrazioni. Gaffe, certamente dovute alla fretta. Ci sono tecnici che parlano del fatto che le elezioni in Italia saranno di nuovo rimandate, che si può fare la fila alle poste, al supermercato, in metropolitana, con la mascherina naturalmente, ma non ai seggi, perché i contagi stanno aumentando. Un’altra gaffe: si parlava di altri Paesi che probabilmente sono anch’essi prossimi alle elezioni regionali. Fra complottisti e gaffeur, meglio mantenersi sempre all’erta per non imboccare in false verità.