di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Se nei primi mesi della pandemia l’attenzione di tutti era concentrata sulle persone più in là con gli anni, con gli anziani principali vittime del Covid-19, ora, che ci troviamo in questa situazione di difficile – e presumibilmente lunga – convivenza col virus, nell’occhio del ciclone ci sono invece i giovani. Fra loro, inclini ad un’intensa vita di relazione, il contagio circola di più, dicono gli esperti: ora l’età media dei positivi è infatti scesa a 34 anni. Ed ecco le misure anti-movida, la chiusura delle discoteche e l’obbligo di mascherina anche all’aperto di notte. Sono giovani e giovanissimi gli studenti che non sanno quando e come potranno tornare nelle aule scolastiche. Giovani, quasi sempre precari, quelli che più di tutti a causa della pandemia sono stati estromessi dal mercato del lavoro o hanno visto scemare le possibilità di accedervi se cercavano una prima occupazione. Insomma, se il virus sta mettendo in gravissima difficoltà tutte le fasce sociali, i maggiori pericoli riguardano le nuove generazioni, meno tutelate, con minori certezze su cui fare riferimento, maggiormente influenzate nelle proprie aspettative di vita da quelle che saranno le condizioni del Paese nei prossimi mesi e anni, condizioni che, al momento, non si preannunciano affatto buone. Il futuro dei giovani è a rischio, e con il loro è a rischio quello del Paese, che, inevitabilmente, dovrebbe invece puntare su di loro, dal punto di vista lavorativo, economico, sociale, demografico. Ne ha parlato anche Mario Draghi, ex presidente della Bce, intervenuto al meeting di Rimini: stiamo facendo debito per affrontare la pandemia e questo era inevitabile, ma finora l’azione del governo si è limitata a misure tampone, bonus, sussidi. Scelte poco lungimiranti che, se forse possono arginare la crisi presente, certamente non sono sufficienti a impostare una crescita sostenibile. Tutto il Paese ha bisogno d’altro per ripartire, per tornare ad avere una situazione economica stabile ed in particolare ne hanno bisogno le giovani generazioni che altrimenti rischiano di trovarsi di fronte a un deserto produttivo e occupazionale. L’appello di Draghi ripropone molte delle osservazioni che noi stessi abbiamo diverse volte rivolto al governo: servono progetti per il domani, misure per la crescita e non solo interventi emergenziali. Serve una visione di ampio respiro, politiche espansive che mettano l’Italia in condizione non solo di sopravvivere finché dureranno i bonus e le misure straordinarie, ma di ricominciare a vivere. Immaginando un’Italia diversa, puntando su un grande piano di investimenti, sul modello Genova, impostando una seria riforma fiscale che premi chi produce e chi lavora. Ai nostri giovani la politica non può parlare solo attraverso chiusure e divieti: deve anche offrire loro possibilità, opportunità, un futuro nel quale poter credere.