di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Il mondo in questi giorni è investito da un’ondata di proteste, nate per condannare l’esecrabile caso della morte di George Floyd, ucciso da un poliziotto negli Stati Uniti, e da qui far partire una più ampia riflessione sui diritti, a volte calpestati, delle minoranze e in particolare di quella afroamericana negli Usa. Proteste spesso pacifiche, a volte violente. Sappiamo che la libertà di criticare le istituzioni e quella di manifestare per rivendicare verità, libertà e diritti negati sono pilastri della democrazia, che il potere va sempre messo in discussione, che i fatti sottaciuti vanno portati alla luce del sole, i crimini, da chiunque siano commessi, puniti, per garantire a tutti una società più giusta. Sempre in questi giorni, però, ci sono altre verità ufficiali, altri poteri messi sotto accusa. Non c’è, tuttavia, stranamente, un’ondata di indignazione popolare, una massa critica di manifestanti paragonabile a quella suscitata dal movimento “black lives matter”. Parliamo, stavolta, del potere della Repubblica Popolare Cinese, altrettanto forte economicamente e militarmente che quello statunitense. Un sistema nel quale non troviamo singole “mele marce”, che vengono messe, giustamente, agli arresti non appena individuate, ma vediamo, invece, una sistematica oppressione delle libertà e dei diritti che va avanti da decenni contro oppositori, minoranze etniche, giornalisti, uomini di fede. Parliamo, nel caso specifico – per quanto non sia il numero a fare la differenza – non dell’uccisione di una persona, ma, ad oggi, di oltre 400mila vittime in tutto il mondo, numeri in aumento. Di un’accusa tanto seria quanto sempre più insistente e circostanziata: quella di aver consapevolmente nascosto, forse per mesi, la presenza del Covid, un’omissione responsabile della morte di centinaia di migliaia di persone, che, con più rapide misure di prevenzione e sicurezza e una più tempistica conoscenza del virus e quindi delle terapie adeguate, avrebbero con tutta probabilità potuto essere salvate, per non parlare, poi, delle economie messe in ginocchio con tutte le conseguenze sociali del caso. Come mai ancora oggi non ci sono, perlomeno in Occidente, manifestazioni popolari a chiedere verità, a pretendere giustizia? Su questa grave accusa occorrerebbe una seria e indipendente commissione d’inchiesta capace di portare alla luce la realtà dei fatti e dissipare ogni possibile dubbio, anche per ripristinare la credibilità, non solo del regime cinese, che ci auguriamo ovviamente non abbia sulle spalle un simile peso in termini di responsabilità, ma anche delle istituzioni internazionali, come l’Oms, dalla fama, ultimamente, piuttosto appannata. Anche i morti di Covid, i nostri 34mila e le altre centinaia di migliaia nel mondo, sono tanti George Floyd e meritano giustizia.