di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Il Presidente del Consiglio Conte, ieri, nel corso di una delle ormai consuete conferenze stampa, ha dato avvio alla cosiddetta fase 3. Finalmente, superato il momento peggiore della pandemia, è arrivato il tempo della ripresa e soprattutto della ricostruzione, dato che il virus ha, purtroppo, lasciato sul campo non solo le vittime dell’emergenza sanitaria, oltre 33mila, ma anche una gravissima crisi economica. Siamo lieti del fatto che il peggio dal punto di vista della salute sia passato, ci incoraggiano i dati, in calo costante, dei contagi e dei deceduti. La situazione ha consentito, pur con le nuove norme di sicurezza, non solo di riprendere le attività economiche e sociali, ma anche di riaprire le “frontiere” regionali e ripristinare i collegamenti internazionali. Ora però c’è da affrontare il nodo crisi post Covid-19. Il Paese è in pieno dramma economico e sociale. L’abbiamo visto ieri con i dati Istat su occupazione, disoccupazione e inattività: l’autunno rischia di essere davvero caldo, terminate le misure emergenziali, come il blocco provvisorio dei licenziamenti, ad esempio. Per affrontare la situazione, Conte ha illustrato un progetto di ampio respiro, che comprenderebbe riforma fiscale, riforma della giustizia, sburocratizzazione e digitalizzazione, istruzione e ricerca, investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, industria, energia. Il premier ha parlato anche di ammortizzatori sociali, molte le scuse sulle lentezze e altrettanti gli impegni per garantire maggiore protezione alle persone più colpite a livello economico. Si useranno i fondi europei, non il Mes sembrerebbe, se non con maggiori certezze sulle condizioni e dopo un esame in Parlamento, ma Recovery Fund e Sure, non considerandoli però “un tesoretto del governo in carica” ma fondi da utilizzare in un piano condiviso e a lungo termine, impostato ascoltando tutti gli attori più rappresentativi del sistema Paese, dalle parti sociali – gli “stati generali” – alle opposizioni politiche. Benissimo. Ora ci auguriamo che alle enunciazioni seguano i fatti, il Paese non può più attendere, e ci aspettiamo che, sia nel modus operandi che nel merito delle decisioni che saranno prese, queste buone intenzioni non siano le solite pietre di cui è lastricata la strada per l’inferno, ma si traducano in realtà. Il che significa avviare misure poderose e rapide rimediando ai tanti danni fatti in questi mesi, tenendo conto nella forma e nella sostanza delle diverse proposte, dei diversi attori. Dando voce finalmente a tutta l’Italia, perché questa è un’emergenza che ha coinvolto tutti e che potrà essere superata ascoltando bisogni, richieste e proposte di tutti. Siamo pronti a collaborare, purché non si tratti del solito esercizio di retorica nel segno del buonismo, ma di un vero e proprio cambio di rotta.