La misura voluta dall’allora sottosegretario Durigon è apprezzata dalle imprese
Lo strumento per gestire in maniera più strutturale questa difficile fase di passaggio, caratterizzata da rigide regole di distanziamento fuori e dentro i luoghi di lavoro, ci sarebbe pure, ma quel che mancano sono le risorse. Confindustria Digitale, dando voce in particolare alle aziende delle telecomunicazioni, è tornata a chiedere con forza il rifinanziamento del cosiddetto contratto di espansione, una intuizione dell’allora sottosegretario al ministero del lavoro e delle politiche sociali, Claudio Durigon. Il contratto di espansione, nell’idea del proponente, nasce per favorire uno scambio virtuoso fra prepensionamenti e nuovi ingressi con particolari professionalità di cui l’impresa interessata è carente. Una soluzione appoggiata anche da parte del sindacato, Ugl in primis. Ed effettivamente, l’esperienza di questi mesi è stata molto interessante. Tim, Ericsson, ma anche altre aziende hanno approfittato della opportunità, accompagnando i nuovi ingressi anche con un intenso programma formativo. La ministra Nunzia Catalfo, in questi giorni, ha insistito molto sulla istituzione di un fondo per le nuove competenze che, però, almeno stando alle anticipazioni fornite dalla stessa, dovrebbe interessare chi è già occupato che si troverebbe a mixare lavoro e formazione per un certo periodo di tempo, almeno fino a quando dovesse perdurare lo stato di emergenza che sconsiglia o addirittura vieta gli spostamenti non necessari.