di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Ieri la Lega Campania ha realizzato un’interessante videoconferenza, “L’Italia, al lavoro”, alla quale hanno partecipato molti importanti esponenti di livello nazionale non solo del Carroccio, ma della società civile e del mondo del lavoro, in un dibattito organizzato da un partito d’opposizione, ma aperto ai contributi più variegati, per condividere osservazioni e proposte utili alla ripartenza del Paese dopo la drammatica crisi che stiamo vivendo. Per riordinare le idee, con l’intenzione, più che legittima, di sottolineare omissioni, carenze e ritardi – e non sono pochi i rilievi che si possono muovere – ma anche e soprattutto di offrire proposte costruttive, utili e concrete. Anche l’Ugl, che ho avuto l’onore di rappresentare, ha portato il proprio contributo al dibattito. Per offrire alla discussione il punto di vista, le esigenze e le richieste dei lavoratori dipendenti rappresentati da quello che noi amiamo definire “l’altro sindacato”, per marcare orgogliosamente le differenze rispetto ad altre sigle che spesso e su molte partite sembrano interpretare più la voce dell’apparato burocratico che quella del mondo produttivo. Invece bisogna pensare e concretamente a una ripartenza che parta dal lavoro, che punti sulla salvaguardia del tessuto produttivo e quindi occupazionale del Paese. Il rischio che corriamo è altissimo. Sulla base dei nostri studi, sia quelli condotti autonomamente che quelli fatti in collaborazione con il Censis, abbiamo stimato il rischio di avere in Italia 10 milioni di persone in stato di povertà e quattro milioni e mezzo in emergenza alimentare entro la fine del mese. Questo è il nostro principale rilievo al governo, non certo di tipo ideologico, ma molto pratico e concreto: il non aver predisposto adeguate e rapide misure di contrasto alla povertà creata dal lockdown, nonostante la folla di esperti chiamati a gestire la situazione. Ne è un esempio il protocollo sull’anticipo della cig, inizialmente stilato solo da Abi e Confindustria, con il ruolo marginale dello stesso governo, un accordo, nella sua prima versione, sostanzialmente inutile, farraginoso, costoso anche perché impostato tra privati, senza la mediazione del ministero e senza tener conto delle ragioni dei lavoratori, ovvero degli stessi beneficiari dell’iniziativa. Un esempio fra i tanti delle cose che si potevano fare diversamente. Ora attendiamo che esca il nuovo decreto e che finalmente si concretizzi l’esigenza di far andare in porto le misure di sostegno all’economia e alle persone in difficoltà, ma anche quella, ormai altrettanto urgente, di far ripartire il Paese partendo dalle zone nelle quali il contagio è sotto controllo, Sud in primis. Queste sono solo alcune delle riflessioni che il nostro sindacato, rappresentato oltre che dal sottoscritto anche dal Segretario nazionale Viabilità e Logistica Ugl, Paola Avella, ha voluto portare a un incontro ricco di spunti importanti. Speriamo che iniziative come questa si ripetano, che si accenda finalmente un dibattito pubblico più aperto, approfondito, concreto e fattivo. L’auspicio è che iniziative come questa siano utili a raccogliere i contributi di tutti gli attori rappresentativi nello scenario politico e sociale ed a portarli all’attenzione dell’esecutivo, per passare finalmente da un’autoreferenzialità che finora non ha portato a grandi risultati a uno spirito realmente inclusivo e collaborativo, che tenga conto dell’esperienza e della sensibilità di settori importanti del Paese. La situazione di emergenza lo richiede.