di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Siamo arrivati alla fine del mese, ed è stato effettivamente il mese più “crudele”. Fino a marzo gli italiani, presi di sorpresa da una situazione tanto grave quanto inedita, preoccupati dal virus, erano, infatti, disposti alla massima collaborazione per bloccare il contagio, pronti a mettere in conto qualche sacrificio personale ed anche a tollerare eventuali incertezze della politica, perfino qualche ritardo negli aiuti. Ora, però, nel mese che si sta concludendo, la lentezza delle azioni del governo, di cui pagano le spese i cittadini italiani, si è fatta per la gran parte della popolazione tanto insostenibile quanto ingiustificabile. Specie poi considerando il fatto che l’allarme, non tra l’opinione pubblica, ma tra i decisori politici, era scattato già il 31 gennaio scorso, con la proclamazione dello stato d’emergenza sanitaria. Si sarebbe potuto e dovuto fare di più, ed in modo più organizzato e rapido. Oggi, nel corso dell’informativa alla Camera, il premier Conte ha spiegato alle forze di opposizione che chiedevano un maggiore coinvolgimento del Parlamento nel processo decisionale, che la sua decisione di avvalersi di poteri straordinari, di ricorrere ai famosi dPCM, sotto l’ombrello proprio dello stato di emergenza sanitaria, è stato determinato dalla necessità di dare risposte rapide alla popolazione. Ma, alla luce dei fatti, di tutto si può parlare in merito a questi mesi di pandemia e gestione della stessa da parte dell’esecutivo da lui guidato, tranne che di rapidità. La rapidità non c’è stata né nella decretazione delle misure sanitarie, né, tantomeno, nell’erogazione degli aiuti economici. Siamo arrivati al 30 aprile ed i lavoratori messi a riposo forzato a causa del lockdown sono, infatti, ancora in attesa della cassa integrazione, così come non hanno ancora avuto risposta le imprese e le partite iva: i bonus, irrisori, sono arrivati in ritardo e non ancora a tutti, i prestiti delle banche restano un miraggio. Ora si attende il decreto aprile, che arriverà a maggio, ormai siamo abituati alla strana cronologia governativa. Di nuovo ci sono annunci roboanti – bazooka e manovre del secolo – ma le azioni messe in atto per aiutare l’economia finora si sono concretizzate in poco più di nulla e la fiducia nelle promesse del governo sta scemando. I cittadini si aspettavano risposte chiare e forti dalle istituzioni italiane ed europee e non le hanno ottenute. Con in più alla fine la beffa di una fantomatica “fase due”, che è stata accolta con malcontento non perché la nostra popolazione non abbia paura del virus e non voglia proteggersi restando a casa, ma perché, messi alle strette, senza più le risorse per andare avanti, gli italiani, data l’assenza delle istituzioni, chiedono almeno la libertà di poter provvedere da soli a se stessi, con le necessarie accortezze, ma riprendendo a lavorare.