di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Siamo alle soglie della cosiddetta fase due, ovvero l’inizio della riapertura scaglionata di alcune attività produttive e un ampliamento delle interazioni sociali consentite. Lentamente, nel periodo che andrà dal prossimo quattro maggio fino al primo giugno e oltre, saranno allargate le maglie del lockdown, virus permettendo. Nonostante il fatto che il nostro sindacato non abbia condiviso alcune scelte e molti atteggiamenti del governo, sappiamo bene di trovarci di fronte ad un virus tanto pericoloso quanto sconosciuto, per affrontare il quale occorre la massima prudenza. Occorrerà verificare l’andamento dei contagi e la conseguente capacità di risposta del sistema sanitario per stabilire come comportarsi, nell’auspicio che alle riaperture non debbano seguire delle nuove chiusure, che sarebbero fatali per il nostro sistema. Sappiamo anche bene quanto sia complesso affrontare una crisi socio-economica come quella in atto, specie in un Paese già in difficoltà, come purtroppo è il nostro. Tutto questo è perfettamente logico e comprensibile. Quello che a nostro avviso è meno comprensibile e giustificabile è il clima di approssimazione e incertezza che domina le scelte di chi è chiamato a guidare la nazione in questo difficilissimo frangente, accompagnato da una eccessiva dose di autoreferenzialità, che tiene poco conto delle osservazioni delle altre parti politiche e delle richieste della società civile. Ancora più della chiusura, ciò che tiene sotto scacco gli italiani è l’incertezza. Non l’incertezza – inevitabile – sul prosieguo della pandemia, ma l’incertezza sulla linea d’azione scelta dall’esecutivo per fronteggiarla. Non c’è, a distanza ormai di due mesi dallo scoppio del contagio, una linea chiara e trasparente che permetta ai cittadini una qualche forma di programmazione del proprio futuro. Incertezza su quando arriveranno i sostegni economici, dalla cassa integrazione per i dipendenti ai prestiti delle banche per le attività, incertezza sul futuro del sistema scolastico, che non consente alle famiglie di organizzarsi, incertezza sulle riaperture delle attività e sui protocolli da seguire per conformarsi alle nuove norme di protezione personale e distanziamento sociale, che non permette di programmare interventi di messa in sicurezza di imprese ed esercizi commerciali, incertezza sugli spostamenti consentiti, l’esempio tragicomico dei “congiunti” vale per tutti. Un’incertezza che sommata a un certo clima punitivo fa temere a molti concittadini quasi più le possibili multe e sanzioni, sempre utili a fare cassa specie in momenti difficili, che il contagio. Se non si possono, per forza di cose, avere date certe sulle riaperture, che si abbiano almeno regole certe e chiare, seguendo le quali scrupolosamente, sul lavoro come nella vita privata, si abbia la certezza di essere protetti, dal virus e non solo.