di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Ci siamo, fra poco molti lavoratori ora a casa torneranno in attività, in fabbrica, in cantiere, in negozio, in ufficio e negli altri luoghi di lavoro. Come sappiamo, data la situazione, è necessario ricalibrare le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, aggiungendo tutti gli strumenti adeguati a proteggere le persone anche dal contagio da Covid-19. A seguito di un confronto piuttosto serrato, alla fine si è raggiunta un’intesa fra sindacati, imprese e governo per l’adeguamento delle regole stabilite inizialmente lo scorso marzo e che lasciavano irrisolte molte questioni. Restano ancora diversi punti tutt’altro che irrilevanti sui quali trovare un accordo, comunque un passo avanti c’è stato. Dal protocollo emergono alcune risposte ai dubbi e ai timori dei lavoratori che si apprestano, pur tra mille incertezze, a tornare al lavoro. Data la necessità di garantire prima di tutto la salute, viene stabilito che le attività non in grado di rispettare le disposizioni anti-contagio saranno sospese fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Sarebbe impensabile il contrario, sia a tutela dei lavoratori stessi che della collettività, che non può certo essere messa ulteriormente a dura prova da un nuovo aumento dei contagi e da un arretramento nella lotta al Covid-19. È essenziale che tutti prestino il massimo impegno al fine di contenere e debellare il virus, per poi poter finalmente tornare a condizioni di piena normalità. Resta invece in sospeso la questione relativa al documento di valutazione dei rischi. Altro nodo importante è quello dei tamponi. Nessuno screening di massa, come sarebbe auspicabile, ma certificati che attestino la negativizzazione solo per i lavoratori risultati in precedenza positivi ed eventualmente misure più stringenti, tamponi compresi, nelle aree maggiormente colpite dal contagio, su disposizione dell’autorità sanitaria. L’azienda dovrà fornire materiale informativo ai lavoratori sul virus e sui comportamenti da seguire, dovrà provvedere a pulizia quotidiana e sanificazione periodica, conformarsi alle norme sul distanziamento e mettere a disposizione i disinfettanti per le mani. Non sono al momento previsti altri obblighi per la fornitura di Dpi, guanti e mascherine. Insomma, qualcosa si è ottenuto, ma c’è ancora molto da migliorare. Non solo, sarebbe opportuno che il compromesso raggiunto avesse forza legislativa, per garantire il rispetto delle regole in modo uniforme in tutti i luoghi di lavoro, e che aumentassero i controlli da parte degli ispettori del lavoro, che, però, come ben sappiamo, non dispongono di un organico adeguato, che andrebbe potenziato, adesso ancor di più. Sarà fondamentale il ruolo del sindacato, non solo ai tavoli nazionali, ma nella quotidiana attività nei posti di lavoro, per garantire la massima tutela della salute e della sicurezza dei nostri lavoratori.