di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Alla fine le conclusioni alle quali è arrivato l’Eurogruppo sono quelle imposte da Germania e Olanda, esattamente l’opposto di quanto promesso fino all’ultimo e ancora oggi dal premier Conte. Ce lo aspettavamo, ma resta comunque l’amarezza. Bocciati gli Eurobond, approvato il Mes. In sintesi, è andata così. Poi ci sono le specifiche, le formule astruse ed i giochi di parole della politica, che non cambiano, però, la sostanza dei fatti. Se si utilizzeranno i fondi per le spese sanitarie, allora non ci saranno condizionalità, il che vuole evidentemente dire che se saranno necessari altri fondi, per aiutare l’economia e per sostenere la popolazione, le condizionalità ci saranno, eccome. Il governo, che avrebbe potuto puntare i piedi sugli Eurobond facendo valere il peso dell’Italia oppure auto finanziarsi, fra l’altro col beneplacito della Bce, ha preso invece la decisione di aderire alla formula europea: prendere in prestito e quindi soggiacere alle regole del Mes. Una Grecia “light”. La sanità dovrebbe, il condizionale in questa situazione è d’obbligo, essere esclusa dalle condizionalità, ammesso e non concesso che poi si spendano bene i soldi messi a disposizione per il sistema sanitario, e qui la responsabilità sull’uso delle risorse – anche questo va detto – è tutta nazionale. Sul resto non abbiamo garanzie né certezze. E il resto non è affatto cosa di poco conto. Se si attiverà il prestito, ora il governo lo esclude, ma già siamo in ginocchio e ora abbiamo di fronte almeno un altro mese di chiusure forzate, sappiamo bene in cosa si sono concretizzate le misure per il rientro imposte a suo tempo alla Grecia: tagli su pensioni e stipendi pubblici, ridimensionamento dei servizi, sia nella quantità che nella qualità (e quindi nel personale). E poi, tasse. Patrimoniali come sempre sui piccoli patrimoni: i grandi hanno sedi fiscali e conti ben posizionati altrove. I risparmi di una vita, l’appartamento ereditato dopo anni di economie, l’attività mantenuta faticosamente resistendo alla crisi. In un circolo vizioso recessivo di impoverimento costante del Paese, a beneficio di chi potrà poi venire a razziare sulle macerie. Ora serviranno altri passaggi istituzionali: la riunione dei Capi di Stato e di Governo e il passaggio in Aula. Purtroppo, però, anche questi appuntamenti si preannunciano privi di sorprese. Dopo il clamoroso voltafaccia politico e nonostante le giravolte ideologiche con conseguente perdita di consensi, in assenza di elezioni il M5S resta ancora il primo partito in Parlamento e l’annunciata resistenza di Crimi e di Conte è ben poco credibile. I voti per ratificare il piano di Gualtieri, quindi, ci sono. Consiglio europeo e Parlamento nazionale con tutta probabilità daranno il definitivo via libera all’accordo raggiunto stanotte. Il boccone avvelenato è (quasi) servito. Siamo nella Settimana Santa: ieri si è consumata l’ultima cena dell’Italia a Bruxelles e come da tradizione qualcuno ha tradito.