Se, alla fine, le anticipazioni fornite in conferenza stampa dal presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, dovessero trovare poi effettivo riscontro, per filo e per segno, nel nuovo decreto legge, sul versante degli ammortizzatori sociali, si andrebbe a replicare quanto già previsto prima per la zona rossa e poi per la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Lo schema generale prevede, infatti, tre canali, tutti poggianti su una gestione ordinaria e non straordinaria degli ammortizzatori sociali. La base dovrebbe essere uguale per tutti, vale a dire nove settimane di integrazione al reddito che può avvenire: tramite accesso alla cassa ordinaria, per le imprese coperte da questo strumento; tramite assegno ordinario, per le aziende che versano al fondo di integrazione salariale; attraverso la cassa in deroga, per i datori di lavoro che non possono accedere a nessuno dei due strumenti precedenti. La ministra Catalfo ha parlato di risorse complessive per dieci miliardi anche a copertura delle varie indennità da 600 euro una tantum, previste per i collaboratori coordinati e continuativi, per i lavoratori autonomi, per gli agricoli, i mezzadri, i commerciati, gli artigiani, i professionisti. Da una prima analisi, per ovvie ragioni appena abbozzata, lo stanziamento potrebbe però non essere sufficiente a coprire l’intera platea dei potenziali beneficiari, pure se l’emergenza Covid-19 dovesse terminare nel mese di aprile.