di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Ora che la Lombardia è, purtroppo, al centro delle cronache per il Coronavirus – tra un po’, pur di mescolare le acque, il solito mainstream anti-italiano inizierà a dire che il virus è partito da lì – possiamo rispolverare il celebre motto meneghino “ghe pensi mi”, ci penso io. Si adatta, infatti, perfettamente come nuovo mantra alla nostra sinistra politica e sindacale che sta cercando, in modo felpato e cercando di non dare troppo nell’occhio, di prendere per sé i famosi “pieni poteri” mentre il Paese è alle prese con l’emergenza Covid-19. Altro che Salvini, che ha addosso gli occhi puntati dell’establishment ad ogni possibile passo falso, altro che Conte, sempre più traballante, loro sì che se la cantano e se la suonano. Oggi il Pd, ovvero il partito che alle ultime elezioni politiche – andrebbe ricordato di tanto in tanto – ha ottenuto come risultato il suo minimo storico e che è tornato al governo per il rotto della cuffia, ha convocato alcuni sindacati e le sigle datoriali per buttar giù un agenda di interventi, bypassando e anticipando il Premier che ha in agenda un incontro simile per il prossimo mercoledì, indispettendo perfino il nuovo e piuttosto evanescente “capo politico” dei Cinque Stelle, Vito Crimi, che almeno a rigor di numeri sarebbe il leader del partito più rappresentato in Parlamento e azionista di maggioranza del governo. Lo stesso Crimi che si è anche irritato per l’annuncio di nuove risorse in deficit dato dal ministro dell’economia piddino, Roberto Gualtieri, casualmente reso pubblico in occasione della sua corsa per il seggio alla Camera al posto di Gentiloni. Poi abbiamo assistito al siparietto fra Boccia e Landini che a “Mezz’ora in più” discettavano all’unisono sulle misure da prendere per affrontare la crisi economica scaturita dalla diffusione in Italia e soprattutto nelle regioni produttive del Nord del Coronavirus, in una “corrispondenza di amorosi sensi” e come se il progetto di “sindacato unico” tanto caro al Pd fosse già cosa fatta e il segretario Cgil parlasse a nome di tutti i lavoratori. Insomma la sinistra è in preda a un delirio di onnipotenza, a un virus cinese, non il Covid-19, ma quello solito: della verità unica, del partito unico, del sindacato unico. Gli italiani, comunque e per fortuna, hanno solidi anticorpi, e non hanno nessuna intenzione di rinunciare al proprio pluralismo culturale, politico e sindacale, anche perché, nonostante inciuci, ribaltoni ed emergenze la maggioranza dei nostri concittadini e dei nostri lavoratori non è di sinistra e non ha nessuna intenzione di diventarlo. Non certo per questioni pregiudiziali, non solo per motivi ideologici, ma anche e soprattutto perché noi tutti sappiamo bene cosa accade quando “ci pensano loro”: i risultati economici e sociali, alla prova dei fatti, per gli italiani non sono mai buoni.