di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Il Coronavirus ha raggiunto anche l’Italia, si contano vittime e malati, ci sono intere aree del Paese isolate. C’è preoccupazione e non mancano gli interrogativi su come affrontare il morbo nel modo più efficace per tutelare al massimo la salute pubblica. Restano molti dubbi sulla gestione dell’epidemia, si poteva fare di più e meglio, prima in Cina, dove l’allarme è stato dato con troppo ritardo, poi nel nostro Paese, dove sarebbe stato doveroso prevedere, già dal momento del primo allarme scattato a Wuhan, una quarantena obbligatoria per tutte le persone provenienti dalla Cina. Ora, però, è il momento di correre ai ripari e mostrare unità e compattezza nell’affrontare il problema. Anche dal punto di vista del mondo del lavoro. Perché un evento di questa gravità ha necessariamente importanti ripercussioni sui lavoratori. In questi giorni e nelle prossime settimane ci sarà, infatti, chi, a causa del Coronavirus, dovrà lavorare molto e in situazioni di rischio, e chi, invece, sarà costretto a un riposo forzato. Di questo si è parlato nell’incontro di ieri al Ministero del Lavoro, iniziando a disegnare le misure straordinarie da adottare. Per quanto riguarda i lavoratori messi in quarantena, saranno considerati in malattia, mentre quelli sani ma costretti a casa, poiché residenti in zone messe in isolamento dalle autorità pubbliche o per i dipendenti delle aziende situate in aree focolaio, il governo prevede di concedere loro, in quanto impossibilitati a recarsi al lavoro per cause indipendenti dalla loro volontà, la cassa integrazione o similari ammortizzatori sociali anche nel caso si tratti di dipendenti di piccole aziende con meno di 6 dipendenti. Resta poi in piedi l’ipotesi alternativa, se possibile in base alla tipologia di lavoro svolto, di utilizzare lo smartworking, ovvero di lavorare da casa. In questo caso si permetterà, data l’eccezionalità della situazione, di utilizzare da subito il lavoro agile bypassando gli adempimenti burocratici normalmente necessari prima di iniziare ad attuare questa modalità di lavoro. Questo per quanto riguarda i dipendenti, ci sono poi altre misure specifiche per i datori di lavoro, simili a quelle messe in atto dopo eventi sismici o altre calamità naturali. Un altro aspetto importante e speculare da considerare è il trattamento da riservare a quei lavoratori che, invece, saranno costretti ad operare in prima linea per combattere il virus: i medici, gli infermieri, ma anche gli altri dipendenti delle aziende sanitarie, gli appartenenti alle forze dell’ordine e gli altri lavoratori impiegati nei vari servizi essenziali che dovranno essere operativi anche nelle aree sottoposte a quarantena. Lavoratori da tutelare con la massima attenzione, dando loro tutti i mezzi di protezione necessari e assicurando una tempestiva formazione sugli atteggiamenti da adottare. Nell’auspicio che l’emergenza finisca al più presto.