Come e peggio di una fabbrica, con la differenza che i tagli non saranno concentrati, ma diffusi su tutto il territorio nazionale. Il piano industriale di Unicredit si conferma, giorno dopo giorno, da lacrime e sangue. Lo spostamento sul web dei clienti è preso a giustificazione da parte del management del gruppo creditizio per la chiusura delle filiali e il conseguente taglio del personale. Ed allora, ai 2mila tagli già effettuati nel personale delle filiali in Germania ed Austria, se ne andranno ad aggiungere altri 6mila nel nostro Paese con la chiusura di 450 sportelli. I sindacati di categoria hanno definito il piano inaccettabile, mentre l’azienda ha fatto sapere che si cercheranno «soluzioni condivise». Il dato di fatto, però, è che i 500 esuberi già individuati con il precedente piano industriale sono nel frattempo aumentati di 5.500 unità, per cui diventa necessario per i sindacati avere un quadro chiaro di quella che è la situazione del Gruppo. Non è un caso, quindi, che il sindacato abbia chiesto di assicurare una assunzione di un giovane ogni due uscite. In questo modo, si avrebbe l’inserimento di nuove professionalità, utili a rafforzare le performance aziendali. Di questo e di altro si parlerà nell’incontro che avranno nei prossimi giorni azienda e sindacati, mentre la ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha fatto sapere che convocherà Unicredit il 21 febbraio.