Di certo non ha aiutato la dipartita del ministro Lorenzo Fioramonti che, in polemica con il premier Giuseppe Conte, ha rassegnato le dimissioni da numero del ministro dell’istruzione, ma, anche con lui, la situazione non era assolutamente rose e fiori, tanto che ora la nuova responsabile del dicastero di viale Trastevere, peraltro spacchettato, Lucia Azzolina, si ritroverà ad affrontare una corsa a tappe molto forzate. Il tutto, mentre diversi presidi continuano a segnalare evidenti difficoltà nel coprire le cattedre già per l’anno scolastico in corso. I concorsi in programma sono due, uno ordinario ed uno straordinario, per un totale di quasi 50mila assunzioni, fra nuovi docenti e stabilizzazione di personale precario con più di tre anni di curriculum alle spalle. Se è vero che il Parlamento ha già approvato il decreto che dà il via libera all’intera procedura, è pur vero che esperienze passate sembrano indicare che solo per l’avvio della macchina potrebbero servire almeno sei mesi ad essere ottimisti, perché in diversi casi sono serviti addirittura due anni. Il rischio è che il prossimo anno parta con il piede sbagliato, con i concorsi ancora da svolgere o a metà dell’opera.
L’esercito dei supplenti, 67mila in più in cinque anni
Lavorare nella scuola, per molti, è una missione, soprattutto considerando i tanti anni spesi nello studio e gli stipendi mediamente più bassi rispetto agli standard europei, ma anche considerando quanto percepisce un laureato in altri settori o comparti produttivi. Per tanti è anche un incubo, vista la difficoltà ad avere una cattedra fissa, cosa che costringe molti ad estenuanti trasferimenti giornalieri, se non addirittura stagionali. Presentando la sua riforma, Matteo Renzi aveva annunciato la fine del precariato. Ebbene, dal 100mila supplenti del 2015-2016, si è passati agli attuali 167mila.