Editoriale
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La partita del Def fra decreto Crescita e riforma fiscale

Segnali interessanti in economia da Istat e Bankitalia, su cui potrebbe incidere in modo ulteriormente positivo il decreto Crescita, che rendono ancora aperta la questione flat tax, impegno programmatico da riempire di contenuti: sarà importante confrontarsi nei prossimi mesi.

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

E se, alla fine, le cose quest’anno non dovessero poi andare così male sul versante dell’economia e, soprattutto, dell’occupazione reale? Qualche segnale interessante in questo senso sembra infatti arrivare. Pensiamo al dato sulla produzione industriale, oppure all’andamento della Borsa o alla tenuta dei titoli di Stato. La stessa Banca d’Italia è stata chiara: «Nel nostro Paese le informazioni più recenti danno qualche segnale favorevole sulla crescita nel primo trimestre, che potrebbe essere tornata positiva». Opinione condivisa anche dall’Istat, Istituto per il quale «è verosimile un miglioramento dei livelli complessivi dell’attività economica rispetto a quelli di fine 2018, con effetti positivi anche sulla performance economica media annua 2019». Insomma, uno scenario che, seppur con tutte le incertezze del caso, appare in miglioramento e sul quale potrebbe incidere in maniera ulteriormente positiva il decreto Crescita che, sempre secondo l’Istat, potrebbe generare una riduzione del prelievo fiscale per le imprese pari a 2,2 punti percentuali. Giustamente, il governo si mantiene prudente, ben sapendo che la disponibilità vera di risorse da mettere in campo si saprà a settembre con la nota di aggiornamento al Def e poi ad ottobre con la Legge di bilancio. Intanto, però, sempre sul versante del fisco, la flat tax, la cosiddetta tassa piatta, sta diventando uno degli argomenti più dibattuti sugli organi di stampa e nei vari talk show televisivi. Esperti, veri e presunti, si stanno adoperando con simulazioni e grafici vari per spiegare chi ci perde e chi ci guadagna da tale riforma fiscale, dimenticando, però, di aggiungere che, al momento, si tratta un impegno programmatico da riempire di contenuti. E non è una cosa di poco conto, in quanto in materia di fisco, forse più che in altri argomenti, una virgola posta in un punto piuttosto che in un altro genera un vantaggio o produce un nocumento per una categoria di contribuenti rispetto alla platea totale. Il sistema fiscale è fatto di aliquote e scaglioni, ma anche di detrazioni e di deduzioni. È un sistema complesso, improntato nel caso italiano a criteri di progressività, legati alla capacità contributiva, come recita l’articolo 53 della Costituzione, per cui appare fuori luogo la stroncatura preventiva che anche qualche collega del sindacato ha espresso in questi giorni. Noi, viceversa, vogliamo vedere le carte, convinti della necessità di una riforma fiscale e altresì convinti che la flat tax possa essere una soluzione praticabile, anche nel rispetto del dettato costituzionale. I prossimi mesi dovranno quindi essere di confronto, quello stesso confronto che è mancato, ad esempio, quando Matteo Renzi decise di introdurre il bonus (prima monetario e poi fiscale) di 80 euro, con un meccanismo che ha escluso le famiglie monoreddito con figli con reddito lordo di poco superiore ai 26mila euro.

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Ufficiostampa