Editoriale
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Per il Giorno del Ricordo

Il Giorno del Ricordo, 10 febbraio, è la data che commemora la persecuzione subita dagli italiani in Istria, a Fiume, in Dalmazia. Migliaia quelli uccisi, gettati nelle foibe, e centinaia di migliaia quelli costretti a fuggire dalle proprie terre.

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Domenica prossima, 10 febbraio, è il Giorno del Ricordo, la data che commemora la persecuzione subita dagli italiani in Istria, a Fiume, in Dalmazia. Migliaia quelli uccisi, gettati nelle foibe, e centinaia di migliaia quelli costretti a fuggire dalle proprie terre. L’Ugl ne onorerà la memoria come ogni anno e la Confederazione porterà una corona di fiori a Piazza Dalmazia, luogo simbolo dell’esodo giuliano-dalmata a Roma. La giornata venne istituita nel 2004, dopo decenni di negazionismo, e forse non sarebbe mai stata stabilita se non fossero cambiati gli equilibri istituzionali, ovvero se la destra, l’unica a rendere sin dal primo dopoguerra il doveroso omaggio ai caduti ed agli esuli, non fosse uscita dal ghetto politico in cui era stata confinata. Ora è finalmente una solennità civile della Repubblica, ora i fatti sono venuti definitivamente alla luce, così come le responsabilità di chi per decenni ha voluto cancellare o sminuire quanto avvenuto. Sono due rappresentanti della sinistra, poi giunti ai vertici delle Istituzioni, ad aver chiarito una volta per tutte i termini della questione: “dobbiamo assumerci la responsabilità di aver negato, o teso ad ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali – così Laura Boldrini, allora presidente della Camera, riprendendo quanto detto qualche anno prima da Napolitano – Pregiudiziali ideologiche insieme a calcoli diplomatici. Ecco che cosa ha impedito che si parlasse delle foibe e dell’esodo cui furono costrette tante famiglie di italiani, in quella che è stata definita una vera e propria pulizia etnica perpetrata dalle autorità Jugoslave”. Parole chiare e definitive. Eppure le minimizzazioni dei fatti storici e i boicottaggi verso eventi, commemorazioni e dibattiti sul tema sono all’ordine del giorno, dall’Anpi in giù. Lodevolmente il ministro dell’istruzione Bussetti ha preso posizione, affermando il dovere morale di parlare delle persecuzioni anti italiane. Paradossale, invece, l’atteggiamento del sindaco di Roma Raggi che prima ha proposto di affidare all’Anpi i racconti nelle scuole e poi ha indetto il blocco del traffico proprio durante il Giorno del Ricordo. Troppo tiepido anche Mattarella, che dal suo insediamento solo quest’anno ha ripreso a celebrare la solennità al Quirinale. Persino la proiezione di un film, Red Land, che racconta il martirio di Norma Cossetto, medaglia d’oro al merito civile, è materia di scandalo ed è una grande conquista la proiezione stasera su Rai Tre, quando dovrebbe essere semplicemente un atto dovuto. Sulla tragedia, nonostante sia ormai emersa la verità, ancora non c’è la necessaria unità nazionale e ci si continua a schierare, in un modo o nell’altro. Ancora oggi parlare di foibe è un atto di coraggio.

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Ufficiostampa