È possibile che le aziende, un giorno, comprendano appieno i vantaggi della contrattazione di prossimità per rafforzare il potere d’acquisto del proprio dipendente, direttamente con premi in denaro o indirettamente attraverso i servizi. Ad oggi, purtroppo, la reazione delle imprese non è ancora ai livelli auspicati, soprattutto fra le piccole e medie imprese e nell’intero Mezzogiorno. In quest’ultimo caso, nel solo Piemonte si registrano accordi quanti se ne sottoscrivono in tutte le regioni meridionali. Nei giorni scorsi, sul tema, è intervenuta una circolare interpretativa della Agenzia delle entrate, la 5/E/2018, con la quale si chiarisce che la deducibilità Ires al 100% delle misure di welfare aziendale in educazione, istruzione ed assistenza socio-sanitaria è riconosciuta soltanto nel caso in cui l’azienda eroga tali benefit in ragione di un accordo negoziale. L’interpretazione dell’Agenzia delle entrate è relativa ad una misura contenuta nella legge 232/2016, la legge di bilancio per l’anno 2017. Le misure volte ad incentivare la produttività nascono con Maurizio Sacconi, quando era ministro del lavoro nel 2008. Successivamente, Mario Monti, in seguito ad un accordo interconfederale firmato per parte sindacale da Cisl, Uil ed Ugl, destina una somma importante, oltre due miliardi di euro. Per Renzi recupera il tutto, ma stanziando di fatto appena il 20% di quanto stanziato precedentemente.