Dai dati provvisori Istat del mese di febbraio emerge un calo della disoccupazione, ora a quota 10,9% (a gennaio 11,1).
Tuttavia, più che un mercato del lavoro, quello italiano sembra essere un saliscendi, dove a fare fatica sono sempre i più giovani: la disoccupazione tra i 15-24 anni segna un aumento di 0,3 punti percentuali, passando al 32,8% dal 32,5% di gennaio. Non va bene anche sul fronte dell’inattività: a febbraio la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è aumentata dello 0,2% (+28 mila), un aumento che interessa prevalentemente le donne e i 25-34 anni, mentre il tasso di inattività sale al 34,7% (+0,1 punti percentuali).
Con riferimento al genere, sono le donne le protagoniste della crescita del complesso degli occupati, mentre il numero di uomini resta invariato.
Con riferimento all’età, si registra un aumento dell’occupazione tra le persone di 35 anni o più (+37 mila), a fronte di un calo tra i 15 e i 34 anni (-18 mila). Su base annua, aumentano soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+292 mila) ma anche i 15-24enni (+36 mila), mentre calano i 25-49enni (-219 mila). Nello stesso periodo diminuiscono i disoccupati (-4,8%, -143 mila), gli inattivi restano sostanzialmente stabili.
Sebbene su base mensile l’Istat abbia registrato «un significativo incremento congiunturale dei dipendenti a tempo indeterminato (+54 mila)» dopo 10 mesi consecutivi di calo, su base annua invece la crescita si concentra esclusivamente tra i lavoratori a termine (+363 mila) mentre i permanenti rimangono stabili e continuano a calare gli indipendenti (-255 mila), confermando così l’allarme lanciato poco più di una settimana fa da Confesercenti.
Guardando in prospettiva c’è una preoccupazione da segnalare: secondo l’Ocse nelle economie avanzate l’equivalente di 66 milioni di lavoratori, quasi uno su 6, sono ritenuti ad «elevato rischio di automazione». Sul 14% dei posti di lavoro attuali vi è un 70% o oltre di probabilità di automazione da parte di computer e algoritmi. Contenuto o meno che sia, rispetto ad uno studio analogo del 2013, va detto che in Italia scontiamo una notevole assenza di politiche industriali, a meno che non si vogliano esaltare gli investimenti del Governo uscente su Industria 4.0 che tuttavia saranno proprio il veicolo che porterà all’automazione di quel 14% di posti di lavoro a rischio automazione, in assenza di opportune contromisure.