La giornata del lavoro femminile, l’8 marzo, è l’ennesima occasione per capire quante siano ancora forti le differenze di genere in Europa. Il tasso di occupazione delle donne è sempre inferiore a quella maschile, spesso di tanto (in Italia ci si avvicina ai venti punti percentuali), in alcuni casi di poco (in Svezia è di circa tre punti, in Danimarca siamo all’incirca sulla stessa linea). Non così univoca, invece, la tendenza relativa al tasso di disoccupazione, poiché si osserva come in diversi Paesi, compresa la Germania, la disoccupazione femminile è mediamente inferiore rispetto a quella maschile. Situazione che si presenta anche nel Regno Unito, laddove si registra inoltre una maggiore facilità delle donne di uscire dalla pericolosa spirale della disoccupazione di lungo periodo. Decisamente al femminile è la questione part time, compreso quello involontario. Un terzo delle donne in Italia ha un contratto a tempo parziale, a fronte di valori intorno al dieci per centro per gli uomini. Alte le percentuali di part time al femminile in Olanda, in Germania, in Austria, ancora nel Regno Unito. Un’ultima considerazione sul differenziale salariale. Sono pochi i casi in cui le donne guadagnano mediamente più degli uomini; più spesso accade il contrario. Nelle professioni, si registrano differenziali vicini al 30% nel Regno Unito e in Portogallo. Nella scuola, le irlandesi guadagnano il 25% in meno dei colleghi, nella manifattura lo stesso accade in Germania.