di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Mentre ancora rimbomba l’eco dell’ammirazione e serpeggia un po’ di sana invidia per l’accordo siglato dalla IG Metall che consente ai lavoratori metalmeccanici tedeschi di modulare l’orario settimanale in un arco che va dalle 28 alle 40 ore in base alle proprie necessità personali con una flessibilità tutelata, ecco che la realtà ci riporta bruscamente dalle virtù del modello tedesco ai vizi italiani. Ovvero alle polemiche di Confindustria contro l’intesa sottoscritta ieri da Acea, la multiservizi romana dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente, e sindacati. Nell’accordo integrativo, oltre ad altri argomenti come premi di risultato, welfare aziendale e controlli a distanza, si affronta anche il tema del licenziamento individuale e si prevede una situazione migliorativa rispetto alla legge, stabilendo che sia nei confronti del personale già in servizio col contratto a tutele crescenti che dei futuri nuovi assunti non si applicheranno le norme sul licenziamento disciplinate dal Jobs Act, ma quelle precedenti, stabilite dall’articolo 18 della legge 300 del 1970. Peraltro norme già ampiamente modificate in senso restrittivo dalla Riforma Fornero del 2012. La decisione vuole creare una situazione di parità fra i dipendenti, attualmente infatti le tutele e le possibilità di reintegro sono differenti in base alla data di assunzione, se antecedente o meno alla data del 7 marzo 2015. Un accordo ottenuto forse grazie all’incombente prova elettorale, ma che comunque va incontro alle richieste dei lavoratori – che hanno dovuto accettare, in cambio, alcune delle richieste della parte datoriale sui futuri inquadramenti dei nuovi assunti, la gestione delle emergenze ed altro – ed è stato siglato da Acea, di Roma Capitale a guida 5 Stelle, e dai rappresentanti sindacali nel pieno rispetto delle leggi. Soddisfatte entrambe le parti. Sembrerebbe quindi tutto in ordine. Ecco che, invece, entra a gamba tesa via dell’Astronomia a dire che no, così non va, affermando che si tratta di un’intesa «proditoria e sleale» che fa propaganda elettorale, non escludendo un’espulsione della multiservizi romana da Confindustria, di cui Acea è socia ed importante contribuente. Finché tutte le parti in causa, Confindustria compresa, non accetteranno pienamente il senso della contrattazione, anche decentrata, e non capiranno che modernizzazione non deve significare sempre e solo meno diritti per i lavoratori, il modello tedesco resterà molto lontano.
Il nodo Jobs Act
Nell’accordo integrativo Acea si affronta il tema del licenziamento individuale e si prevede una situazione migliorativa rispetto alla legge. Sia nei confronti del personale già in servizio col contratto a tutele crescenti che dei futuri nuovi impiegati non si applicheranno più le norme del Jobs Act, ma quelle precedenti, che finora invece riguardavano solo gli assunti prima del 7 marzo 2015, parificando le tutele fra dipendenti vecchi e nuovi dell’azienda. Torna in vigore per tutti l’articolo 18, così come modificato dalla riforma Fornero del 2012.