di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
L’aggiornamento a dicembre dei dati Istat sul mercato del lavoro permette una valutazione completa dell’anno appena concluso. La battuta d’arresto dell’occupazione registrata nel mese di dicembre e, soprattutto, i dati su base annua confermano ciò che era già ampiamente prevedibile. Il bilancio del 2017 attesta infatti che la debole ripresa occupazionale, +0,8% su base annua corrispondenti a 173 mila occupati in più, è trainata dagli over 50 che restano al lavoro e dai giovanissimi fra i 15 ed i 24 anni impiegati soprattutto in lavori a termine, mentre cala significativamente il tasso di occupazione tra i 25 e i 49 anni con 234.000 occupati in meno in questa fascia di età, quella caratterizzata, normalmente, da maggiori impegni lavorativi e da progetti personali e familiari. Crescono i dipendenti a termine e diminuiscono i lavoratori a tempo indeterminato. Il calo della disoccupazione, al 10,8%, fa il paio con un aumento del tasso di inattività, giunto al 34,8%, con 34 mila persone uscite dal mondo del lavoro nel corso del 2017. Il raggiungimento della fatidica soglia dei 23 milioni di occupati nasconde, quindi, una realtà particolarmente deludente. Specie poi paragonando i dati italiani alla media europea, segno che la ripresa congiunturale è stata sfruttata meglio in altri Paesi che nel nostro. A questo punto occorre chiedersi come migliorare la situazione e soprattutto cosa intendono fare le forze politiche che si candidano a guidare il Paese. I programmi dei partiti sui temi dell’occupazione sono infatti da analizzare con particolare attenzione alla vigilia dell’appuntamento elettorale. Il Pd intende proseguire nel completamento del Jobs Act, indorando la pillola con qualche sgravio per le nuove assunzioni stabili e una limatura del cuneo fiscale. In più da tempo spinge per il salario minimo, calcolato intorno ai 9 euro l’ora, misura che il sindacato teme sia volta ad espugnare le tutele contrattuali. Il M5S insiste sul rafforzamento dei Centri pubblici per l’impiego e sulla riduzione dell’orario di lavoro sotto le 40 ore settimanali. Il Centrodestra ha invece annunciato una misura drastica: niente tasse e contributi per sei anni per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani, assieme alla valorizzazione di stage e apprendistato ed al supporto delle categorie più deboli, mentre nello specifico la Lega chiede il ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e quindi il reintegro nel posto di lavoro per chi viene licenziato senza giusta causa. Proposta, quest’ultima, condivisa anche da M5S e da LEU, che vorrebbe anche inaugurare una stagione di massicce assunzioni nel settore pubblico. Le proposte sul lavoro sono poi strettamente legate a quelle su fisco, previdenza – Fornero in primis – assistenza, politiche industriali e commerciali, investimenti. Questo il panorama ad un mese dal voto.