di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Mentre, a poco più di un mese dal voto, l’obiettivo primario resta la caccia al voto degli indecisi, il governo continua a fare sfoggio di improbabili risultati raggiunti. Dalla creazione, grazie al Jobs Act, di «un milione di nuovi posti di lavoro» alla ripresa dell’economia italiana. «Un anno fa il Fondo monetario dava la crescita italiana a un magro 0,7% per il 2017, poi è stata dell’1,6%, il doppio secondo lo stesso Fmi» ha affermato il premier Gentiloni intervenuto ieri al World Economic Forum di Davos, annoverando, poi, fra i risultati positivi del proprio governo e della legislatura guidata dal Pd non solo la riforma della pubblica amministrazione, ma addirittura la gestione delle migrazioni e la riforma del sistema bancario in una corsa a chi la spara più grossa. Come se poi, fuori dalle mura ovattate di Davos, i cittadini non sapessero qual è la realtà e come se i fantomatici voti degli indecisi non fossero poi proprio quelli dei giovani disoccupati, degli imprenditori in crisi, dei cittadini ormai insicuri nelle proprie città, dei risparmiatori truffati, delle famiglie in difficoltà, degli oltre dieci milioni di persone in condizione di estrema povertà, in sintesi della maggior parte degli italiani. La realtà ci parla, purtroppo, di politiche inefficaci, che non sono riuscite ad invertire in modo strutturale la rotta ed hanno solo approfittato di una debole crescita congiunturale, dopo aver toccato il fondo. La situazione italiana resta una delle peggiori della Ue ed il blando aumento dell’occupazione è solo nominale, generato dalla trappola pensionistica e dal conteggio anche dei più precari, gonfiato a suon di bonus, peraltro in scadenza. La disoccupazione giovanile resta ad oltre il 32% e i nostri giovani più fortunati che hanno trovato un impiego, spesso, a causa di riforme su riforme che hanno progressivamente smantellato le tutele a difesa del lavoro sono occupati in lavori incerti e scarsamente retribuiti. La prospettiva ipotizzata dal premier uscente di «continuare con il processo di riforme» suona più come una minaccia che come una promessa per il popolo italiano, spaventato molto più dalla povertà e dall’insicurezza che dagli spauracchi del populismo e del protezionismo. C’è ben poco da celebrare per tentare di convincere gli indecisi, mentre servirebbe un’analisi più onesta, per poi iniziare a rimboccarsi le maniche verso politiche che facciano realmente gli interessi del nostro popolo.
Gentiloni al WEF
La prospettiva ipotizzata dal premier uscente Gentiloni, intervenuto ieri al forum di Davos, di «continuare con il processo di riforme» suona più come una minaccia che come una promessa per il popolo italiano, spaventato molto più dalla povertà e dall’insicurezza che dagli spauracchi del populismo e del protezionismo. C’è ben poco da celebrare per tentare di convincere gli elettori indecisi, mentre servirebbe un’analisi più onesta, per poi iniziare a rimboccarsi le maniche verso politiche che facciano realmente gli interessi del nostro popolo.