di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Taranto, con la presenza del polo siderurgico più grande d’Europa, ha puntato tutto sull’Ilva per avere un futuro economico ed occupazionale. Ha già pagato un prezzo altissimo. Questo è il momento di procedere ad un completo risanamento che tuteli la salute e l’ambiente, salvaguardando la fabbrica e l’occupazione onde evitare che la città finisca per trovarsi con un territorio disastrato e per di più con in agguato lo spettro della chiusura, che metterebbe a rischio non solo i posti di lavoro, ma anche gli interventi per la bonifica ambientale. È invece quello che sta accadendo in queste ore a causa dell’ultimo clamoroso ostacolo sulla strada del risanamento dell’Ilva: il rifiuto da parte della Regione Puglia e del Comune di Taranto di ritirare il ricorso al Tar di Lecce. Il ritiro del ricorso rappresenta l’unico modo per impedire la chiusura degli impianti e proseguire sulla strada del risanamento. L’Ilva ha una storia travagliata fatta di inchieste vecchie e nuove riguardanti la gestione dell’azienda e la questione ambientale ed è ora impegnata in una complessa trattativa con la nuova proprietà Arcelor Mittal. Ed ora le sorti della grande fabbrica, che solo a Taranto dà lavoro a più di 14 mila persone, sono di nuovo appese a un filo. Questa volta a causa di personalismi, ostinazioni e delle ormai sfiancanti beghe all’interno della sinistra e del PD, che non possono consumarsi a danno dei lavoratori e dei cittadini tarantini, già provati da anni di crisi aziendale e di inquinamento ambientale. Giustamente Calenda, forse perché non distratto da interessi elettorali, non molla la presa e chiede ad Emiliano di assumersi le proprie responsabilità perché, dopo l’ok della Commissione europea sul processo di gara, non ritirare il ricorso vuol dire far pagare ancora una volta il conto ai cittadini di Taranto. Come successe qualche mese fa, quando il ministro si impose considerando irricevibile la proposta di piano industriale ideata dalla nuova proprietà, che prevedeva migliaia di esuberi e peggiori condizioni contrattuali per i restanti dipendenti, anche oggi occorre dire che il ministro dello sviluppo economico sembra una figura isolata, interessata a questioni concrete nel contesto di una maggioranza che, nonostante tardive dichiarazioni, sembra invece troppo concentrata sulle divisioni interne e sul destino del «giglio magico» di Renzi. A questo punto l’unica speranza è che le istituzioni locali, Regione Puglia e Comune di Taranto, comprendano le richieste del ministro, dei lavoratori e dei sindacati, rendendosi conto della portata del proprio operato, e compiano un atto di responsabilità sulla vertenza Ilva ritirando il ricorso e dando quindi la possibilità allo stabilimento di proseguire sulla difficile strada del risanamento ambientale e della tutela dell’industria e dell’occupazione.