di Claudia Tarantino

Entra nel vivo il dibattito sul ‘bonus giovani’ che vede il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, impegnato in una vera e propria campagna di promozione, pur non avendo ancora in mano nulla di certo, non solo per quanto riguarda il tetto di decontribuzione e la platea dei beneficiari, ma anche per l’impatto economico che le ‘ipotesi’ finora avanzate dal Governo avranno sul bilancio dello Stato.
Il timore, insomma, è che si stiano ‘facendo i conti senza l’oste’, dal momento che, alla base di tutto ci sono le risorse che verranno destinate al progetto e che potrebbero essere, ancora una volta, talmente esigue da tradire le promesse.
Nell’ultimo incontro con i sindacati, il ministro del Welfare ha sostenuto che “i primi tre anni di contratto a tempo indeterminato firmati dai giovani vedranno per le imprese uno sgravio attorno al 50% degli oneri previdenziali”, fino ad un limite di 3.250 euro per 3 anni. Ma, questo pacchetto di agevolazioni alle assunzioni molto probabilmente varrà solo per chi ha meno di 29 anni, nonostante la richiesta delle parti sociali di ampliarlo il più possibile, magari fino ai 35 anni.
Oltre l’età, un altro ‘punto interrogativo’ è rappresentato dalla possibilità di rendere la decontribuzione strutturale, ossia valida per sempre per le nuove assunzioni stabili perché, anche in questo caso, bisognerà fare i conti con le finanze a disposizione.
Quanto, poi, alla possibilità che la decontribuzione rimanga anche dopo i tre anni, si è parlato di uno sconto di 3-4 punti sull’aliquota contributiva (per passare dal 33% al 29-30%) ma, anche in questo caso, lo stesso Poletti ha dovuto ammettere che al momento “rimane allo stato dell’ipotesi perché ha delle implicazioni che devono essere valutate dal punto di vista dell’impatto sia economico che di relazione con le diverse situazioni, perché può essere realizzata in tante forme diverse, non c’è un unica modalità di realizzazione”.
Ancora al vaglio anche l’assegno di ricollocazione, oggi in fase sperimentale: si lavora per “farlo partire in maniera strutturale e sulla possibilità di anticiparne l’uso nelle le crisi aziendali, durante il periodo di cigs”, ha spiegato Poletti.
C’è ancora molto lavoro da fare, dunque, in vista della prossima legge di Bilancio. Le uniche conferme sembrano riguardare, ad oggi, il paletto sui licenziamenti, con il divieto per l’azienda di licenziare sei mesi prima e sei mesi dopo l’assunzione (pena la non erogazione o la perdita dell’incentivo) e la volontà del Governo di assumere 1.600 persone nei centri per l’impiego.
Ma, appunto, siamo ancora solo allo stadio delle ‘intenzioni’.