di Antonella Marano

 

Mare in burrasca per le organizzazioni che non hanno aderito al codice di condotta destinato alle ong impegnate nei salvataggi di migranti. Prima fra tutte Medici senza frontiere che ‘non vede racchiuse, in tale codice, forme concrete di tutela per il loro lavoro”.
Sulla scia di Msf anche la tedesca Jugend Rettet. Piena condivisione al Codice, invece, da Save The Children, Moas e Proactiva Open Arms.
Ma la Commissione Ue incalza: “chi non firmerà il documento non si vedrà riconoscere la garanzia di attraccare nei porti italiani, a meno che l’area in cui i migranti sono stati soccorsi non sia quella di competenza italiana”. Parole che rafforzano quanto annunciato ieri dal Viminale: le organizzazioni che non accettano le nuove regole sono fuori dalle operazioni.
Sono proprio alcune delle novità introdotte dal Codice  (come la presenza della polizia a bordo delle navi e il divieto di trasbordo dei migranti su altre unità) a non convincere pienamente alcune delle Organizzazioni non governative. I tredici punti racchiusi nel documento redatto dal Viminale con il benestare dell’Unione europea prevede in sintesi l’impegno a ricevere a bordo, per il periodo strettamente necessario, su richiesta delle autorità nazionali competenti, ufficiali di polizia giudiziaria affinché possano raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani”.

Le Ong vorrebbero che gli agenti lasciassero a terra le armi, ma nel testo non viene menzionata questa richiesta che, in ogni caso, non ha molte chance di essere accolti. È stato, inoltre, ammorbidito il divieto di trasbordo, ovvero l’impegno “a non trasferire le persone soccorse su altre navi”. Il Codice prevede anche che le Ong non entrino in acque libiche “salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata” e che non ostacolino “l’attività di Search and rescue da parte della Guardia costiera libica”. È richiesto anche “l’impegno a dichiarare, conformemente alla legislazione dello Stato di bandiera, alle autorità competenti dello Stato in cui l’Ong è registrata tutte le fonti di finanziamento per la loro attività di soccorso in mare e a comunicare, su richiesta, tali informazioni alle autorità italiane nel rispetto dei principi di trasparenza. Le Ong dovranno anche “rispettare l’obbligo di non spegnere o ritardare la regolare trasmissione dei segnali Ais (Automatic identification system) e Lrit (Long range identification and tracking)”.
“Siamo in stretto contatto con le autorità italiane – ha affermato la portavoce dell’esecutivo Ue per Migrazione e Affari interni, Natasha Bertaud – le abbiamo supportate durante il processo di elaborazione del codice di condotta, compresa la stesura del testo, e continuiamo a farlo. L’idea di avere un codice di condotta era stata unanimemente sostenuta da tutti i ministri dell’Interno al consiglio Ue, perché questo codice porterà molta più chiarezza a tutti gli attori sulle pratiche da adottare e assicurerà alle ong che se aderiscono ad alcuni principi e standard operativi in linea con la legge internazionale, avranno la garanzia di accedere ai porti italiani.

Deluso dall’esito della trattativa con le Ong, il governo oggi conta sul passo avanti decisivo di un’altra iniziativa: la missione in Libia. Proprio a riguardo il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha dichiarato “Escludo categoricamente che si possa trattare di un blocco navale, che è un atto ostile. Non stiamo parlando di questo, ma di una richiesta di sostegno ed aiuto alla Guardia costiera libica” sottolineando che con la missione navale italiana in Libia “non si profila alcuna lesione alla sovranità libica. Il nostro obiettivo è anzi quello di rafforzarla”