È allarme consumi, alle famiglie non resta che ridurne la quantità. E Bruxelles? Facile.it: «Su luce possibili aumenti fino al 51% rispetto al 2025»

Mentre migliaia di persone scendono in piazza contro il caro vita e, più nello specifico, anche contro la crisi abitativa, cosa si pensa di fare nelle stanze dei palazzi di Bruxelles? Purtroppo, non è ancora chiaro. Nei bilanci degli Stati Ue c’è spazio solo per la difesa, si parla di competitività (tema su cui si è accumulato molto ritardo), mentre da alcune notizie che arrivano dalla Bce – possibile nuova stretta sui tassi di interesse a causa di un’inflazione arrivata al 4% a ottobre 2026 contro il 18,9% di settembre – il quadro non è davvero incoraggiante. Nel frattempo, la gente comune, ciò che rimane dal ceto medio in giù, fa quel che può per difendersi. Non solo in Italia, ma in tutta Europa «l’aumento dei prezzi di cibo, alloggi ed energia ha messo in difficoltà molte famiglie, che faticano a far bastare il proprio reddito. Anche quando l’inflazione rallenta, i prezzi in genere restano più alti rispetto a prima, riducendo il margine nei bilanci dei consumatori», riporta Euronews. In Italia, mentre i rincari investono ogni aspetto della vita quotidiana (bollette, carburanti, cibo, etc etc) 9 persone su 10 riducono i consumi e fanno i contri, fa la cresta, con quello che può. Secondo Confesercenti, «oltre nove persone su dieci hanno ridotto i consumi o adottato strategie di risparmio per fronteggiare i rincari». «I tagli coinvolgono anche il settore alimentare, con il carrello della spesa che si svuota sempre di più: come mette in evidenza l’Istat, che ha diffuso i dati sulle vendite al dettaglio di settembre, con i prezzi alle stelle l’unico modo per risparmiare è ridurre le quantità (anche di cibo)». A crescere non sono solo i prezzi dei beni energetici.  A rincarare non sono soltanto i beni energetici. Ci sono anche servizi (+3,3%), alimentari, alcolici e tabacco (+1,6%) e i Beni industriali non energetici (+1,2%). Cresce anche l’inflazione di fondo (cioè, al netto di cibo ed energia) che si attesta al 2,5% su base annua. Le previsioni non aiutano: in Italia si prevedono forti aumenti fino a raggiungere il 5,6% (tra i tassi più elevati della zona euro, a pari merito con la Grecia), superano Lituania: 6,1%, Bulgaria: 6,0%. Qualcuno in Europa, magari, deve iniziare a battere un colpo.