Elezioni Midterm 2026: il grande protagonista è il popolo americano. La svolta democratica al Congresso lascia aperte molte questioni: lo spettro dell’anatra zoppa, la “cultura” woke, il posizionamento della guerra in Iran e in politica estera
Parafrasando un illuminante articolo di Marcello Veneziani, pubblicato il 30 ottobre 2026 dal quotidiano La Verità, in occasione dei risultati elettorali in Brasile e in Serbia, molti quotidiani italiani (e non solo), commentatori e soprattutto politici di centrosinistra sono caduti nel tranello della «favola sciocca della lotta tra Bene e Male», cioè della «lotta assoluta e universale tra il Bene e il Male, anzi tra il Bene Assoluto e il Male Assoluto, senza possibilità di distinguere, senza zone grigie o intermedie, senza altre considerazioni». Ovviamente il presidente Usa in carica, Donald Trump, ha perso pesantemente e hanno perso le sue politiche, che hanno condotto il popolo americano democratico a votare in massa e quello repubblicano a restare a casa, ma per le stesse ragioni: in primis, le gravi preoccupazioni economiche tra prezzi dei carburanti alle stelle, tassi dei mutui a livelli storici e inflazione che non accenna a diminuire; poi per la totale impopolarità della guerra con l’Iran. Tutto ciò ha portato ad un risultato previsto ma inaspettato nelle dimensioni, vista la riconquista di Camera e Senato da parte dei Democratici, che ha dato vita alla cosiddetta “onda blu” e a ribaltamenti storici sia nei distretti rurali sia nel cuore industriale degli Usa. Il grande errore che si sta commettendo in Italia, da parte delle forze di opposizione, è quello di credere che l’onda blu americana sia equiparabile alle nostre ondate di scioperi (e distruzioni) e quell’onda a stelle e strisce che possa guidare altre ondate che nasceranno in Europa, dove si avvicinano elezioni in Stati come la Spagna, la Francia e poi anche l’Italia. Tornando a Veneziani, bisogna, invece, considerare «le differenze storiche, sociali, economiche, nazionali, psicologiche, prima di avventurarsi in giudizi e previsioni generali come questa». Quella americana è, certamente, una lezione, come lo sono le elezioni in Brasile e in Serbia, ma soltanto se si mettono al centro della lezione le aspettative della gente o, meglio, dei popoli e le difficoltà in cui sono, con sfumature diverse, costretti a vivere tra guerre che non finiscono, costo della vita insostenibile e senso generale di profonda insicurezza.