di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
La Legge di Bilancio sta delineando un indirizzo positivo, in continuità con il percorso intrapreso dal Governo per sostenere i redditi, rafforzare il potere d’acquisto e favorire l’occupazione. In una fase ancora caratterizzata da incertezze internazionali e da risorse limitate, anche a causa dei vincoli Ue, occorre riconoscere il valore di interventi che concentrano l’attenzione sulle fasce sociali più esposte. Ogni provvedimento è certamente perfettibile, ma il giudizio deve partire dal merito delle misure e dalla loro capacità di produrre risultati concreti. In questa prospettiva, l’estensione del taglio dell’Irpef, gli incentivi fiscali sui rinnovi contrattuali e sui premi di produttività rappresentano strumenti importanti per alleggerire la pressione fiscale sul lavoro e restituire potere d’acquisto ai lavoratori. A questi si aggiungono gli interventi a sostegno della genitorialità, le agevolazioni per l’assunzione di donne e giovani, il piano casa e il rafforzamento degli investimenti nella sanità. Si tratta di segnali che vanno nella direzione di una maggiore equità sociale e di attenzione verso i bisogni reali delle persone. Resta necessario rafforzare ulteriormente il sostegno ai caregiver familiari, alle politiche per la conciliazione tra vita e lavoro e proseguire nell’impegno per accrescere il potere d’acquisto delle retribuzioni. Nel complesso, comunque, appare difficile comprendere la scelta di alimentare un clima di contrapposizione permanente: il diritto di manifestare è naturalmente un principio democratico irrinunciabile, ma occorre distinguere tra mobilitazioni legittime, legate a rivendicazioni concrete, e iniziative che sembrano rispondere più a logiche politiche che alle effettive esigenze dei lavoratori. Con trenta scioperi annunciati in un solo mese, nel tentativo di riprodurre un modello di mobilitazione come quello francese, che risponde a una situazione profondamente diversa dalla nostra, il rischio è di penalizzare cittadini, servizi e attività produttive, senza ottenere benefici tangibili. Non possiamo importare modelli di conflittualità permanente né alimentare artificialmente una stagione di protesta che non rispecchia la realtà italiana. Alla retorica della rivolta sociale, l’Ugl contrappone il principio della responsabilità sociale, promuovendo un sindacato protagonista dei processi di cambiamento, capace di avanzare proposte, tutelare il lavoro e costruire soluzioni attraverso il confronto con le istituzioni e le parti datoriali. Lo scontro ideologico, al contrario, rischia di indebolire la rappresentanza e disperdere energie che dovrebbero essere destinate a migliorare le condizioni di vita e di lavoro. È questa la strada che intendiamo percorrere, attraverso iniziative come Obiettivo Prossimità e Cantiere Italia, con l’obiettivo di avvicinare il sindacato ai territori e coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione di una solida cultura del lavoro. La Nazione ha bisogno di dialogo, partecipazione e responsabilità: è il momento di costruire, non di alzare barricate.