Dall’economia dati difficili ma anche incoraggianti. Nonostante tutto. Panetta (Bankitalia): «Da economia tenuta superiore alle attese»
Mentre nelle grandi città d’Italia studenti e lavoratori scioperano legittimamente contro il caro-carburanti e carovita, contro il governo, e chi più ne ha, più ne metta, giungono alla nostra attenzione dati sui quali non si può fare a meno di soffermarsi e di riflettere. Iniziamo dalle note dolenti, il Pil è fermo e l’inflazione a ottobre è arrivata al 5.4%, salendo ancora dal +4,2% di settembre. Mentre dalle opposizioni si coglie l’occasione per lanciare facili accuse, riflettendo con attenzione dovremmo sapere da dove nascono quelle percentuali e, cioè, dalla guerra nel Golfo Persico e dal rally che stanno percorrendo, senza sosta, i prezzi del gas e della benzina. Ma arrivano altri numeri: secondo l’Osservatorio sul mercato del lavoro dell’Inps, a giugno si è registrato un saldo annualizzato positivo pari a 299.000 posizioni di lavoro del settore privato, di cui 199.268 sono contratti a tempo indeterminato. Parallelamente, prosegue la riduzione del ricorso alla cassa integrazione: nel terzo trimestre 2026, le ore complessivamente autorizzate sono state 83,5 milioni, contro i 114,6 milioni dello stesso periodo del 2025, ovvero oltre 31 milioni di ore in meno, pari a un calo del 27,2%. Senza dimenticare, come ricordato oggi dal ministro Zangrillo, che tra il 2023 e la fine del 2026 le assunzioni nella PA raggiungeranno quota 800mila. Inoltre, alla fine di settembre, secondo l’Istat, per l’insieme dei settori economici, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica sono 56 e riguardano l’80,8% dei dipendenti (circa 10,6 milioni). Tale percentuale sale all’89,1% nel settore privato ed è pari al 50,7% nella PA. Niente affatto male. Sarà per questo, ma non soltanto, che il governatore della Banca d’Italia, oggi in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, ha dichiarato che «l’economia europea sta mostrando, come quella italiana, una tenuta superiore alle attese», ovviamente «le prospettive sono però offuscate dallo shock energetico, oltre che dai rischi geopolitici e dalle tensioni finanziarie», che «potrebbero acuirsi nei prossimi mesi». E visto che l’Italia, come l’Europa, è obbligata a crescere, nonostante tutto e tutti quelli che non ci credono, non possiamo che confidare in quell’Italia e in tutti quelli che sanno resistere.
ACRI-IPSO: «L’Italia ha recuperato fiducia nel futuro»
L’Italia, pur continuando a vivere una condizione di incertezza, ha recuperato fiducia nel futuro, sebbene in modo parziale e non consolidato. È quanto emerge dall’indagine, realizzata da Acri con Ipsos Doxa, presentata in occasione della 102^ Giornata Mondiale del Risparmio