Un modello virtuoso in un’Unione, dove in diversi Paesi prevalgono ancora smaltimento in discarica

L’Italia si conferma leader nell’economia circolare europea. È quanto emerge dall’ultimo dossier curato dall’Eurostat che aiuta a fotografare la gestione dei rifiuti nell’Ue. Nel 2024 il nostro Paese ha avviato al riciclaggio l’87,3% dei rifiuti trattati, la percentuale più alta tra gli Stati membri dell’Unione.
Staccata nettamente Ungheria (77,1%) e Slovacchia (69,8%). Un risultato notevole in un contesto comunitario dove solo dodici Stati superano la soglia del 50%.
In totale, l’Ue ha prodotto 765 milioni di tonnellate di rifiuti (esclusi i residui minerali da miniere ed edilizia), pari al 35% di tutti gli scarti generati (2.196 milioni di tonnellate). La media pro capite è di 1.697 kg per abitante, con picchi in Estonia (4.703 kg, causa scisti bituminosi) e minimi a Malta (1.092 kg). Negli ultimi vent’anni la produzione complessiva di rifiuti al netto dei materiali minerali è scesa dell’1,9%. A livello europeo, il 61,8% dei rifiuti viene recuperato: il riciclo copre il 42%, il colmataggio di scavi il 13,3% e l’incenerimento con recupero energetico il 6,5%. Il restante 37,8% finisce in discarica. Le strategie nazionali restano molto disomogenee: mentre l’Italia punta sul riciclo, la discarica domina ancora in Bulgaria (91,4%), Finlandia (84,4%) e Svezia (75,1%).