Netanyahu avanti (53 seggi). Migliorano i partiti arabi
L’indomani del voto in Israele, che ha segnato un’affluenza record per il rinnovo della Knesset, si prospetta una situazione di stallo. Perché alla conclusione dello scrutinio il blocco che fa riferimento al premier Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, mentre quello che ha in Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito, la sua figura di spicco, si è fermato a 48. Nessuna delle due principali coalizioni è riuscita a raggiungere i 61 seggi necessari per governare. Uno scenario che ora proietta Israele a una serie di trattative tra i leader, in attesa di capire quali spiragli e le modalità delle possibili intese, una volta che il presidente Isaac Herzog avrà completato il suo giro di consultazioni. Decisive potrebbero essere le formazioni arabe (in totale 19 seggi), per cui non viene esclusa un’alleanza con Eisenkot. Se si guarda alle singole forze, il Likud di Netanyahu si conferma primo partito, mentre Yashar, il partito centrista dell’ex capo di Stato maggiore, risulta leggermente più distaccato. Sulle elezioni in Israele è intervenuto anche il presidente statunitense, Donald Trump, il quale su Truth ha scritto che dopo il suo «sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata e ora quella che sembrava una sconfitta per un Grande Primo Ministro, appare essere un’insperata rimonta». Sullo sfondo rimane poi la questione iraniana. «Abbiamo di fronte a noi una possibilità storica di porre fine, con il nostro amico Trump, alla minaccia iraniana», aveva detto non a caso Netanyahu nelle scorse ore.