di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Secondo la XIII edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat, un approfondimento sulle tendenze (del periodo 2014-2025) in termini di benessere, rispetto al 2025, su 132 indicatori, 54 migliorano, 55 sono stabili e 23 peggiorano. In evidenza, un generale avanzamento del benessere e, addirittura, nel lungo periodo, il quadro diventa ancora più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 133), 24 peggiorano, mentre per 39 indicatori non è possibile stabilire una tendenza univoca. Purtroppo, ma non poteva essere altrimenti, nonostante i risultati raggiunti, la mappa del benessere conferma il tradizionale divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno: mentre tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale, nel Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) la maggioranza degli indicatori segnala livelli inferiori alla media Italia. Il Friuli-Venezia Giulia e le due Province Autonome presentano, in almeno 10 sui 12 domini di benessere, valori medi superiori al valore dell’Italia.
Non solo. i dati del rapporto sul Benessere equo e sostenibile dell’Istat evidenziano segnali positivi sul fronte dell’occupazione, dei redditi e della qualità della vita. Nel 2025 il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni ha raggiunto il 67,6%, mentre il reddito medio disponibile pro capite è cresciuto del 2,4% in termini nominali. Anche la speranza di vita alla nascita ha toccato il massimo storico di 83,7 anni. Le misure di incentivo alle assunzioni e il taglio strutturale del costo del lavoro hanno contribuito a rafforzare la competitività delle imprese e a sostenere la crescita dell’occupazione, che ha raggiunto livelli record. L’Ugl guarda con favore a questo cambio di passo, così come al rafforzamento delle Zone economiche speciali e agli strumenti a sostegno dell’innovazione e della modernizzazione del sistema produttivo, a partire da Industria 4.0.
Per rimuovere le cause che frenano lo sviluppo del Sud, è fondamentale proseguire lungo il percorso avviato, puntando sulle politiche attive del lavoro, sulla formazione e sul rilancio delle infrastrutture. Solo attraverso investimenti strategici, capaci di attrarre imprese, valorizzare i territori e creare occupazione stabile, sarà possibile superare la logica assistenziale ed emergenziale del passato e costruire condizioni durature di crescita. È inoltre strategico investire nelle competenze e nell’innovazione, cogliendo le opportunità della transizione digitale e dell’intelligenza artificiale, e rafforzare l’autonomia energetica nazionale attraverso un mix equilibrato di fonti, includendo anche il contributo del nucleare di nuova generazione. L’obiettivo è trasformare la crescita in benessere diffuso, riducendo le disuguaglianze territoriali e per questo l’Ugl auspica, pertanto, la prosecuzione del confronto tra Governo e parti sociali in vista della prossima manovra.